Fermo restando che non si capisce dove sia l’errore se un film horror provoca ansia e panico (cosa dovrebbe provocare, distensione muscolare e avvicinamento al Nirvana?), il fatto che Bondi e la Mussolini invochino il divieto per i minorenni per Paranormal activity mentre sempre più persone fanno notare che il film di paura non ne fa nemmeno un po’ è la dimostrazione più lampante che raramente il bigottismo si accompagna al senso della realtà.
Paranormal bigotry
Il rogo di Wilhelm Reich
Ho letto di recente Il mistero dell’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti. In linea con tutti gli altri romanzi del ciclo di Eymerich, non si distingue per essere migliore o peggiore, ma mi è rimasto impresso più degli altri per la presenza, tra i personaggi, di Wilhelm Reich, studioso austriaco della prima metà del Novecento che Wikipedia definisce “medico, psichiatra e pseudoscienziato”. A quanto pare, il nome di Reich è legato indissolubilmente alle sue teorie sull’energia orgonica, non riconosciuta dalla comunità scientifica. Nel romanzo, invece, l’orgone esiste ed ha un ruolo fondamentale, ma non è questo che colpisce (l’orgone, seppur senza fondamenti scientifici, può avere senso come interpretazione filosofica del reale – e infatti di Reich a scuola si parla sui testi di filosofia, e non di scienza); ciò che stupisce è che negli, dove era fuggito dalla persecuzioni naziste, Reich viene processato e arrestato, e i suoi testi bruciati. Nel 1956.
Quando l’ho letto nel romanzo ho pensato fosse un AU ideato da Evangelisti. Ma informandomi altrove ho scoperto che invece è successo realmente, anche il rogo. Mi fa pensare che il paese dove la libertà di parola è garantita a tal punto che persino i testi negazionisti sulla Shoah possono essere pubblicati senza rischi per gli autori abbia commesso, e a pochi anni dalla caduta del nazismo, un simile gesto da santa inquisizione. E si badi che qui la correttezza delle tesi di Reich non c’entra: per quanto non provata, la teoria sull’orgone non poteva comunque essere più sbagliata di tante idee che circolavano e tuttora circolano, senza che nessuno senta il bisogno di metterle a tacere perché pericolose.
Oggi i ciarlatani che guadagnano diffondendo teorie bislacche e chiacchiere di complotto non vengono repressi dalle autorità, perché non sono considerati un pericolo; anzi, semmai sono utili a distrarre un certo numero di teste calde dai problemi reali e dalle reali responsabilità di governi e istituzioni. A quanto sembra, Reich non era un ciarlatano, nel senso che non sfruttava le proprie idee per fare soldi sulle spalle di ingenui; perché, dunque, un simile accanimento non solo sulla sua persona (che forse aveva davvero violato la legge) ma persino sulle sue opere? Il clima di maccartismo, certo, tempi diversi da oggi; eppure si tratta di un episodio inquietante, e ancora più inquietante è l’oblio in cui esso è caduto. Il messaggio che sembra passare è che la messa all’indice di testi desta scandalo solo se i suddetti dicono cose giuste e provate; proprio il contrario di ciò che la libertà di espressione è.
Forse bisognerebbe riparlarne, di Wilhelm Reich.
Tanto per conoscenza
In questi giorni ci sono tanti avvenimenti, piacevoli o meno, di cui mi piacerebbe parlare, ma non riesco a scrivere articoli decenti a causa degli impegni universitari. Sto scrivendo la tesi e sono entrato nel rush finale, quindi la cosa mi prende molto; però la tesi la sto scrivendo da un po’, eppure ho continuato ad aggiornare il blog, solo che adesso c’è anche un problema burocratico che devo risolvere e che mi toglie parecchio tempo e serenità. Non dico di che si tratta finché non l’avrò risolto. Ma appena lo avrò risolto, scriverò sul blog un resoconto talmente preciso che la tastierà si scioglierà per tutta la bile che dovrò scaricare.
Statemi bene.
Il messaggio di Napolitano alla famiglia Craxi mi ha aperto gli occhi: basta odio, basta giudizi netti, consideriamo le luci e le ombre! E siccome sino ad oggi sempre di ombre si è parlato, per riequilibrare parliamo di luci e basta! Questo deve essere lo spirito nel ricordare lo statista della cui morte ricorre il decennale.
Per onorare alla mia maniera, e cioè scrivendo, il decennale, oggi vi delizierò con un racconto garantista, antigiustizialista e rigorosamente filo-craxiano: ecco a voi il Canto di Natale di Vittorio Feltri!
Riso amaro
Come di consueto, durante le vacanze natalizie ho frequentato il cinematografo più del solito. E con “più del solito” intendo dire che ci sono andato tre volte in quattro settimane: non sono un gran frequentatore, in generale. Comunque i film visti sono stati Cado dalle nubi, Sherlock Holmes e Io loro e Lara.
Sul secondo ci si potrebbe scrivere un post a parte, se mai avrò voglia. Per ora mi limito a dire che le atmosfere di Londra mi hanno ispirato subito un paragone con le analoghe immagini in Oliver Twist di Polanski, e direi che quest’ultimo perde il confronto: la sua Inghilterra sembrava uscita da un documentario del National Geographic, in Sherlock Holmes il sottoproletariato industriale colpisce a livello più emozionale, e si avverte di più.
Cado dalle nubi è abbastanza tipico: rientra nella categoria “primo film di comico di successo”, un po’ come Tre uomini e una gamba per Aldo Giovanni e Giacomo o Nati stanchi per Ficarra e Picone. L’aspetto più interessante del film sono certi richiami a Troisi, in particolare a Ricomincio da tre, con cui condivide il tema dell’immigrato meridionale a nord e lo straniamento in un mondo diverso; solo che in Troisi questa sensazione era detta e non detta, implicita nella sfasatura tra il personaggio di Gaetano e i comportamenti della comitiva fiorentina, mentre nel film di Checco Zalone l’incontro-scontro con Milano è al centro di tutto il film e portata all’estremo con gag di ogni genere. Comunque, sono abbastanza sicuro che un omaggio a Troisi sia voluto, quando Zalone dice la sua sulla “famiglia di Nazareth”. Guardatevi quel pezzo e paragonatelo ai monologhi su Giuda e San Francesco di Ricomincio da tre, e ditemi se non ho ragione.
Il film di Verdone è, ovviamente, molto diverso, anche se fa altrettanto ridere. E la cosa intrigante – almeno per me – è che anche qui lo straniamento è importante, è anzi l’elemento centrale che dà il retrogusto amaro ad alcune risate. La storia è quella di un missionario che, tornato dopo tanti anni dall’Africa, ritrova una famiglia che non riconosce più, ma in realtà è proprio tutto il contesto (Roma) ad essere totalmente cambiato: il film è costellato di equivoci linguistici e non, come nella scena della discoteca (in cui il discorso sulle droghe ricorda la scena analoga della festa in Cado dalle nubi), che esemplificano quanto l’Italia sia diventata incomprensibile a Carlo, che più volte vede le sue azioni a fin di bene rivoltarsi contro di lui o essere interpretate in senso opposto alla realtà (cerca di sottrarre delle prostitute alla strada, e viene fotografato e scambiato per un cliente – link).
In Cado dalle nubi Checco Zalone riesce a superare l’ostilità del nuovo ambiente – ostilità non sempre percepita, visto che molte sue espressioni erano filtrate dalla ignoranza/stupidità del personaggio – grazie ad un evento esterno imprevisto, cioè la scoperta fortuita da parte di un discografico. In Io loro e Lara Carlo riesce a riportare un po’ di armonia tra i suoi parenti e a risolvere la situazione negativa di partenza, ma per farlo deve tornare in Africa: è quello l’unico modo, si sottintende, in cui può essere utile anche ai suoi cari, e non solo ai poveri. Il prezzo della pace è il suo allontanamento, che sancisce l’impossibilità per lui di reintegrarsi in Italia.
In entrambi i film, quindi, una soluzione reale ai problemi che vengono sfiorati non c’è, e solo i fattori esterni, siano geografici come l’Africa o economici come il successo, possono risolvere le situazioni. Questi due film comici si fondano allora su una visione amara e pessimistica della situazione italiana, che emerge chiaramente nonostante le forti differenze stilistiche: in Zalone il pessimismo è esplicito, sebbene attenuato dalla gag umoristica, nella scena finale, in Verdone è più sfumato, è una questione di sguardi e di piccoli eventi simbolici, come la videochiamata che si oscura poco a poco. Questione di esperienza cinematografica e di differenti target, certo; eppure sono le similitudini a interessare più delle differenze.
L’anima in esilio
In Sostiene Pereira il dottor Cardoso racconta al protagonista la sua teoria sulla confederazione delle anime: ogni uomo avrebbe non una, ma tante anime, di cui una prevalente sulle altre, e può accadere che un’altra anima prenda il sopravvento. Questo forse accade a Pereira, con l’anima desiderosa di opporsi alla tirannia che poco alla volta spodesta quella più raccomodante e indifferente.
Non so, non sono sicuro di credere in un’anima, figuriamoci in una confederazione. E se non credo che esista l’anima negli individui, figuriamoci nei popoli. Però potremmo vederla in un altro modo, e utilizzare l’anima come metafora, o come interpretazione. Perché no? Allora diciamo che anche i popoli possono avere un’anima, anzi, molte anime confederate. Ci sarà quella solidale, quella egoista, quella coraggiosa, quella impaurita, e così via.
Sono rimasto stupito dalla rivolta di Rosarno: quei balordi avevano colpito tre immigrati, perché le altre migliaia si sono ribellati? Non sarebbe stato meglio stare zitti, tenersi il lavoro e i (pochissimi) soldi, stringere i denti e confidare nella fortuna per arrivare alla fine della raccolta, invece di sprecare ogni sacrificio in una rivolta che avrebbe portato per forza di cose alla deportazione?
Sono rimasto stupito perché forse il mio ragionamento è espressione di un’anima differente, individualista. Invece negli immigrati è stata più forte l’anima comunitaria, quella solidale, quella che dice che il sopruso fatto ai danni di uno prima o poi danneggerà tutti, se non si reagisce. E loro hanno reagito.
Invece gli abitanti di Rosarno si sono fatti guidare dall’anima piccola, impaurita, rancorosa. Non hanno voluto guardare ad anni di soprusi, di aggressioni e di omicidi, ma solo al danno immediato fatto sull’onda della rabbia, per giustificare la cacciata e le gambizzazioni. Non hanno voluto pensare che degrado del loro paese e miseria degli immigrati sono entrambi figli delle stesse cause, dello stesso potere che per mantenere la stabilità nel centro del sistema si basa sui conflitti nelle periferie (sì, l’Italia è diventata periferia, per chi ancora non se ne fosse accorto). Cacciando gli africani, gli abitanti di Rosarno hanno cacciato la loro anima solidale e resistente; cacciandola, hanno affossato le possibilità di riscatto del loro paese. E questo, per me le cui radici affondano in Calabria, è motivo di profonda vergogna e tristezza.
FF2
Immaginate una società democratica, prevalentemente giovane, che attraversa una fase di crescita, c’è voglia di costruire e speranza nel futuro.
Immaginate che a un certo punto, dopo il boom iniziale, la crescita inizi a rallentare, emergano dissensi tra gruppi della popolazione, scontri sul modo di gestire il sistema, lotte per il potere all’interno delle istituzioni che regolano la società, e per emergere come leader.
Immaginate che alcuni dei personaggi più in vista di questa società, per cercare di controllarla il più possibile, non si limitino più a battersi nel gioco democratico delle preferenze, ma inizino a tramare nell’ombra.
Immaginate che a un certo punto, oltre le trame dei singoli ambiziosi, emerga una trama più ampia, legata a doppio filo ad un personaggio che, pur non essendo un governante o un leader indiscusso, è comunque presente nelle stanze del potere.
Immaginate che le trame di costui diventino sempre più complesse, articolate e pervasive, tanto che diventi a un certo punto chiaro a tutti che c’è qualcuno che agisce occultamente, anche se non si riesce a capire bene come.
Immaginate che, un giorno, le trame vengano smascherate, ma solo in parte. All’apparenza il castello crolla, ma poi, a ben rifletterci, ci si rende conto che non tutto è chiarito, sono emersi certi colpevoli, ma non tutti, né si riesce ad individuare chi sia davvero il personaggio che muove tutti i fili, e se le persone coinvolte sono vittime o complici, se si sono ritirate dagli intrighi o sono ancora attive nei giochi occulti, se ciò che è emerso serva, in fondo, a coprire responsabilità più gravi. Il dubbio sulla reale entità della trama ormai porta a temere che ogni evento poco chiaro sia collegato ad essa. Il complotto così si autonutre di realtà e di immaginazione.
Avete immaginato? Bene.
Se avete un po’ di conoscenza storica dell’Italia del dopoguerra, avrete subito capito che questa è la descrizione della loggia P2, e che il misterioso personaggio sia Gelli (o Andreotti? O qualcuno dietro Gelli? Se lo potessimo dire con certezza, la trama non sarebbe più così inossidabile).
Invece no.
Non sto parlando dell’Italia, e nemmeno di qualsiasi altro paese. Parlo di qualcosa che avviene in Italia, e per la precisione nella comunità degli scrittori di fan fiction. Le istituzioni sono gli archivi pubblici, i siti di recensioni più popolari, i blog di discussione sul fandom e sul fan world. Il potere? È puramente simbolico: chi gestisce tali archivi non ci guadagna, semmai ci perde, in termine di tempo e di soldi per il dominio. Il guadagno, se c’è, è morale, ed è la soddisfazione di aver creato un luogo dove tante persone possono creare una comunità creativa e aperta alla discussione. Eppure c’è chi vuole comunque esercitare un potere di gestione, che non gli porterà né soldi né crediti da curriculum nel mondo fuori internet: un potere simbolico, per l’appunto, una soddisfazione molto personale, masturbatoria direi. Quante saranno le persone per cui vale la pena darsi da fare per così poco?
A quanto pare, abbastanza per rovinare l’atmosfera della comunità. Mi riferisco a fatti emersi in questi giorni, assolutamente incomprensibili (nonché poco interessanti) per chi non conosca i soggetti in questione. Comunque inserisco in fondo i link degli eventi principali, per chi fosse interessato a immergersi negli abissi dello squallore umano. Perché quando ci sono persone che, per ottenere un po’ di successo su internet, arrivano a simulare morti umane non c’è un termine migliore.
Ma il moralismo d’accatto non mi interessa più di tanto. La cosa che ai miei occhi è davvero intrigante, e che mi stimola ancora a seguire questa storia in cui non sono personalmente coinvolto, è che gli eventi di questi fanwriter si stanno sviluppando proprio come la storia delle lotte di palazzo italiane nella P2. La grande storia che si riproduce nella infima storia.
Forse ho capito perché il complottiamo tira così tanto, qui da noi: il desiderio di fare complotti, di ordire trame, di credersi più furbi degli altri agendo alle spalle, è così diffuso che appare normale proiettarlo anche negli altri.
Non è rassicurante: anzi, è una forma di confusione tra realtà fattuale e realtà mentale parallela, una zona grigia in cui vero e falso si confondono. Ma in fondo anche io, a volte, mi sono comportato così, quindi.
LINK
- Prodezze del fondatore di Criticoni (ma in un’indagine che lascia a dir poco perplessi)
(troppi punti oscuri… c’è una persona delle stanze del potere coinvolta? Se sì, chi è? Abbiamo il materiale per un giallo di quart’ordine
)
- Commento di BellaLeStrange su Fastidious Notes
EDIT: Oggi ho ripescato questa bellissima canzone dei Punkreas. In un certo senso mi sembra un adeguato commento musicale XD
Perle ai pirla
Criticare il pressapochismo di giornalisti ed editori italiani è come sparare sulla Croce Rossa, lo so bene. Ma ci sono casi che davvero son difficili da mandare giù, e allora voglio condividerli con qualcuno: se le leggerezze o le forzature giornalistiche/editoriali mi costringono a dare ragione alla Chiesa, io che per i simpaticoni di San Pietro non provo affetto veruno, allora mi inalbero.
Uno degli episodi a cui mi riferisco è recentissimo, e riguarda le dichiarazioni di Ratzinger, che ieri ha detto: “Grazie a Dio, la nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur così importanti”. Ora, tralasciando il ringraziamento iniziale, l’assunto è condivisibile, direi anche banale: nemmeno il più sfegatato friedmaniano organizzerebbe i suoi progetti di vita intorno alle previsioni di recessione o crescita, i cicli economici sono il contesto, positivo o negativo, in cui si vive e si cerca di raggiungere i propri obiettivi, ma non altro. Quindi l’ovvietà papale non è nulla di sbagliato, in sé, se non fosse che i giornali l’hanno trasformata, nei titoli, in “Il papa contro maghi e economisti” et similia. E a leggere una frase così sembra che Ratzinger abbia messo sullo stesso livello ciarlatani e studiosi, in un ennesimo sfoggio di pensiero antiscientifico; un effetto che probabilmente certi titolisti speravano di stimolare; beh, se volete proprio battere su questo tasto, parlate del fatto che il vicepresidente del CNR è antidarwiniano e organizza convegni in cui si nega l’evoluzionismo, e poi ne riparliamo.
Il secondo caso è Il libro che il Vaticano non ti farebbe mai leggere, di John O. Koehler. Anzi, no. Perché Koehler non ha scritto Il libro che il Vaticano non ti farebbe mai leggere, bensì Spies in the Vatican: The Soviet Union’s War against the Catholic Church. Che la Newton&Compton ha tradotto nel modo di cui sopra, trasformando un saggio in cui la Chiesa è vittima in uno in cui la Chiesa ha qualcosa da nascondere. Una operazione commerciale rivolta, credo, non tanto agli anticlericali delle recenti battaglie sul caso Englaro ecc., ma ai fan del Codice Da Vinci che stravedono per misteri e complotti made in Cupolone. O, almeno, me lo auguro, perché per la causa laica una distorsione così farebbe più male di tanti anatemi cardinalizi.
Oltretutto, sul giornale le parole del papa erano riportate correttamente, la traduzione del libro di Koehler (e anche la quarta di copertina) è fedele all’originale, non certo al titolo italiano, e allora mi viene il dubbio che i lettori siano considerati non solo stupidi, ma anche mentecatti, persone che si possono tranquillamente imbrogliare senza nemmeno curarsi di nascondere per bene l’inganno, ma anzi smascherandolo subito dopo. E ok, se uno compra un libro solo per il titolo senza informarsi un minimo sul contenuto un po’ se lo merita, ma questa è una considerazione che fa il lettore avveduto, e che non dovrebbe fare una casa editrice, o un giornale. Ma invece lo fanno, il che vuol dire che continuerò a parassitare sulle poltroncine delle librerie.
Il senno di poi
Come promesso nei giorni scorsi, saluto l’anno nuovo e i lettori del blog con un racconto di capodanno corredato di morale, sperando che vi piaccia
IL SENNO DI POI (racconto di capodanno con morale)
Il 1 gennaio 2004 Monaldo decise di diventare una stella del web.
Il 1 gennaio 2010 Aldous Moon (il nickname di Monaldo su Splinder) era un blogger fallito.
Il suo blog, aperto il 2 gennaio 2004, era intitolato da allora Prolegomeni alla mitopoiesi della centauromachia come metasemema della vita quotidiana, nome che, nelle intenzioni di Monaldo, coniugava cultura raffinata e sana ironia. In effetti, era l’unico elemento a non essere mai cambiato nel corso di quei sei anni; tutto il resto aveva subito decine di modifiche, ma ciò non aveva impedito al blog di essere un fallimento. Continua a leggere ‘Il senno di poi’
Informazione di servizio
In questi giorni sono poco presente perché sono in Calabria con una connessione su cui preferisco non esprimermi, ma nei pochi minuti in cui internet sembra funzionare per il meglio ne approfitto per dire che mi farò vivo a Capodanno con un raccontino inedito, con morale utile al colto e all’inclito, per cui stay tuned!









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