Ubique naufragium est
Con la pubblicazione degli audio delle telefonate tra il capitano della Costa Concordia e la capitaneria di porto di Livorno, adesso l’Italia ha finalmente il suo antieroe nazionale.
Di eroi viventi ne abbiamo; diciamo che il più condiviso è Roberto Saviano. Ma di personaggi negativi altrettanto condivisi?
Per un po’ ho pensato che l’opposto di Saviano fosse Fabrizio Corona; ma Corona per un po’ ha avuto una certa schiera di ammiratori. Quell’aria da bello e dannato, quella forza vitale che, per quanto utilizzata per attività infime, esercitava su alcuni un certo fascino… e lo stesso si potrebbe dire di molte altre persone a cui i nostri giornali hanno dedicato corsivi vibranti di indignazione: allo stesso tempo, sono accusati di azioni indegne e hanno un’aura da vincenti. Ma Schettino no, non può ripararsi dietro nulla di simile: ha un lavoro che, nell’immaginario collettivo, è tra i più fighi immaginabili, e lo butta via compiendo un errore madornale mentre fa lo sborone, e dopo l’errore viene meno ai suoi doveri di capitano e responsabile della sicurezza dei passeggeri (a meno che le indagini non dimostrino che tutti gli elementi emersi sino ad ora, a partire dallo scontro con De Falco, siano errori grossolani). Chi potrà mai andare controcorrente e trovare un solo granello di apprezzabilità in un simile soggetto? Sembra proprio il modello iperuranico dell’uomo che tutti amano odiare, e basta farsi un giro su Twitter e YouTube e vedere che il processo è già in atto; e, al contrario di quasi tutti i casi precedenti di linciaggi virtuali, non c’è uno straccio di motivo per cui qualcuno dovrebbe o vorrebbe difenderlo.
In effetti, il punto non è difendere Schettino dalla valanga di insulti che sta ricevendo, e che si è meritato. Io preferisco non insultarlo e piuttosto penso agli episodi in cui anche io, nel mio piccolo, ho commesso errori stupidi o non sono riuscito ad assumermi le mie responsabilità, magari facendo soffrire involontariamente altre persone.
Mi è successo come penso sia successo a moltissimi, una volta o l’altra; e la mia speranza è che da simili episodi, da simili casi di debolezza e dalla vergogna che ne deriva ognuno riesca a trarre la forza per non ripetere gli stessi errori, per cercare di diventare o più forti o, se proprio non ci si riesce, almeno più responsabili, per non coinvolgere altri nelle proprie debolezze.
Insomma, dagli errori si può imparare per riscattarli. Ma se hai causato un disastro ecologico e almeno undici morti, cosa vuoi riscattare? Le porte davanti a te sono tutte chiuse.
Quindi io vorrei dire una cosa: non accaniamoci su Schettino; se le accuse contro di lui saranno confermate, la giustizia gli riserverà tutta la punizione che merita, senza gli sconti che altri – per azioni anche peggiori – hanno ricevuto. Forse il modo migliore di reagire all’incompetenza – propria e altrui – è sforzarci di migliorare noi stessi.
Un’ultima cosa: le interpretazioni metaforiche e allegoriche del naufragio della Costa Concordia si stanno sprecando. Piuttosto che perdere troppo tempo sui simbolismi, questa tragedia potrebbe essere l’occasione per riflettere sulle problematiche reali del mondo delle crociere. Questo articolo di Sergio Bologna su Global project casca a fagiolo: al di là dei “si dice” su paradisi fiscali e capitali sospetti (in assenza di riscontri oggettivi non mi piace prendere per oro colato queste accuse), le considerazioni sulle motivazioni economiche del gigantismo di queste navi – con tutti i problemi ambientali e di sicurezza che ne derivano – è meritevole di molta attenzione.
Per Hitchens
Una delle cose belle dell’essere atei è che riesco ad ammirare e stimare infinitamente Christopher Hitchens nonostante avessimo posizioni diametralmente opposte su temi fondamentali (almeno, fondamentali nel mio percorso di crescita personale) come le guerre post-11 settembre e il rapporto con gli immigrati con culture differenti. Hitchens non era un neocon, e i suoi argomenti a favore della guerra in Iraq, per quanto sbagliati, derivavano comunque da posizioni di principio libertarie che erano e sono più che condivisibili.
Al di là di questo, per me Hitchens è sempre stato, prima di tutto, il campione dell’ateismo – anche se lui preferiva definirsi antiteista. Non voglio dilungarmi qui e ora sulla questione, ma se c’è una cosa di cui sono grato a Hitchens è che ha saputo dimostrare, con la sua stessa esperienza, che si può essere insieme atei, impegnati per il mondo, e felici.
Non ti fare questo spot
Avete visto la nuova pubblicità progresso contro le droghe? Io sì, molte volte, visto che la trasmettono a ripetizione sugli schermi che impestano le stazioni ferroviarie, e le ho frequentate abbastanza nelle ultime settimane.
Riassunto rapido ma esauriente: una ragazza è su un pullman e guarda fuori, e vede un ragazzo che corre per salire sul mezzo, ma prima di farlo viene fermato da un altro che gli allunga di soppiatto una bustina di coca. Lui sale e va a sedersi proprio di fianco a lei, che si discosta con aria disgustata e guarda fuori. Poco male, dopo aver controllato con uno sguardo che la bustina sia ben nascosta nel cappotto, il ragazzo si alza il cappuccio e si addormenta.
Il pullman viaggia in mezzo a montagne innevate. Lei guarda incantata, lui dorme e sogna un paesaggio innevato in cui una donna bellissima, elegante e truccata cammina verso di lui e lo abbraccia, e durante l’abbraccio si trasforma in un demone mostruoso che lo azzanna.
Il ragazzo si sveglia di soprassalto e si rende conto che il pullman è arrivato e sono tutti già scesi (avvertirlo no, eh?), tutto trafelato scende anche lui, si avvicina a un braciere e butta nel fuoco la bustina di droga, dopo di che si toglie il cappuccio. La ragazza nota il gesto, sorride, gli si avvicina e attacca bottone. I due si incamminano insieme mentre appare lo slogan della campagna: “Non ti fare, fatti la tua vita”.
Tralascio ogni possibile considerazione sulla colonna sonora della pubblicità, anche a guardarla senza audio è spettacolare. C’è tutto: la contrapposizione tra ragazza buona e salvifica, alla Beatrice, e ragazza malvagia che porta alla perdizione e si identifica, letteralmente, con il demonio. Naturalmente la ragazza buona è acqua e sapone, quella cattiva è elegante e sofisticata, per non farci mancare nessun stereotipo bigotto.
Parliamo piuttosto dell’idea per cui basta un incubo a smettere di fare uso di droghe. Voglio sperare che sia stata solo un’idea narrativa e che gli autori non ci credano veramente, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi. Ma in tutti i casi la pubblicità dà l’impressione che abbandonare l’uso di droghe sia facile, e forse lo è davvero per quelle persone che usano sostanze solo in determinate occasioni, magari nei fine settimana per “sballare”, e non hanno sviluppato una dipendenza fisica come accade per le categorie più derelitte, tipo gli eroinomani. Ma se parliamo di persone così, lo slogan “fatti la tua vita” non ha senso: loro la vita ce l’hanno già – e anche il ragazzo dello spot non sembra affatto un emarginato, quando sale sul pullman scherza con altri viaggiatori. Insomma, mi sembra che alla base della campagna non ci sia un’idea molto chiara su chi siano i consumatori di droga e su come siano divisi tra tossicodipendenti e fruitori occasionali.
Poi ci sono delle chicche che emergono qua e là: per esempio il ragazzo in pullman si alza il cappuccio della felpa per dormire. Ci può stare, su certi mezzi mettono l’aria condizionata a mille anche quando fuori nevica; però quando scende dal pullman e butta la droga se lo toglie, nonostante gli altri intorno a lui abbiano cuffie di lana, che suggeriscono faccia molto freddo. Solo io ci vedo una associazione di idee “cappuccio à drogato”? Del resto si sa, i giovani emarginati delle metropoli spesso si alzano il cappuccio per fare i furti, per non farsi riconoscere e via dicendo. Quindi anche il nostro protagonista, per far vedere che è deviato, usa il cappuccio, e poco importa che non sia emarginato e, probabilmente, nemmeno povero (se va in vacanza in montagna…).

Gli ispiratori dello spot
Il sogno è al livello della telenovela piemontese, effetti speciali a parte. Anche qui il doppio senso su neve e cocaina è evidentissimo, ed è simpatico che lo spot antidroga usi una metafora che appartiene al mondo che vogliono combattere.
Infine, il finale (tautologico…): il ragazzo butta la droga e così facendo rimorchia la ragazza. Detta così sembra una nuova strategia di conquista, in realtà è solo una espressione grottesca di quello che dicevo all’inizio: la ragazza buona ha una sorta di vocazione missionaria, si concede in premio a colui che ha vinto la propria debolezza. O forse, più semplicemente, ha pensato: “Se ‘sto qua brucia così su due piedi la coca comprata poco prima vuol dire che ha soldi da buttare, approfittiamone”.
Insomma, penso che il concetto sia chiaro: la nuova pubblicità progresso contro la droga è ridicola. Il buonismo è già difficile da sopportare in sé, ma il buonismo che si regge su una struttura di sessismo e preconcetti è davvero pessimo. Se questi sono i risultati, i fondi per la prossima campagna antidroga daranno frutti migliori se affidati a Don Gallo.
Renzi’s right

Immagine tratta da http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/matteo-renzi-fiat-marchionne-rottamatore-708669/
Non condivido l’iniziativa di Matteo Renzi e molte delle sue proposte. Mi sembra però che in troppi, nel criticarlo, si concentrino non sui contenuti che propone, ma sulla forma: la presenza di Giorgio Gori, il finto giovanilismo, gli attacchi a chi non la pensa come lui, e via dicendo.
Per fortuna, tra tanti commentatori che sui social network si concentravano solo su queste cose, alcuni giornalisti e blogger hanno letto i cento punti del suo programma, e hanno criticato con dovizia di argomenti quelli che non sono condivisibili o sono semplicemente prelevati da programmi altrui. Per questo penso che possa essere utile elencare qui, con tanto di link, i punti criticabili del programma renziano.
7-8. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (demagogici, non affronta il vero nodo dei costi elettorali)
13. http://rivara.blogautore.repubblica.it/2011/11/01/limprobabile-amnistia-di-renzi/?ref=HRER1-1 (critica del principio di uguaglianza di fronte alla legge)
14. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (semplificatorio)
18-19. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono fondi, ignorano i referendum)
22-23. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono i fondi, misure in parte già tagliate)
27. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (demagogico, ignora i referendum)
31. http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2011/11/la-scuola-migliore-della-citta.html (crea forte distorsione sociale nel sistema educativo italiano)
36. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono i fondi)
38. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (sposta l’attenzione dai servizi al fisco)
39-40-41-42-43-44. http://www.ignaziomarino.it/Archivio/2/sprechi.pdf (forti similitudini con le proposte di Ignazio Marino di settembre 2011)
45. http://www.dirittodicritica.com/2011/10/31/renzi-100punti-leopolda-bersani-28461/ (in parte esiste già) http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (ignora ricerca che non crea profitto per privati)
47-48-49-50-51-52-53. http://www.dirittodicritica.com/2011/10/31/renzi-100punti-leopolda-bersani-28461/ (idee già espresse da molti, dichiarazioni di principio senza riferimenti concreti)
62. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (insufficiente)
74. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono i fondi)
87-88. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono i fondi, favorisce i più ricchi)
89. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (mancano riferimenti a matrimonio omosessuale, omogenitorialità, adozione per i single)
90. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono i fondi)
92. http://linkiostro.wordpress.com/2011/10/31/un-pallottoliere-per-renzi/ (non ci sono i fondi)
95. http://www.lucasappino.com/2011/10/se-dovessi-fare-io-il-programma-con.html (immigrati solo come risorsa economica e nessun interesse per questioni umane e umanitarie)
Insomma, anche senza considerare le questioni accessorie (ad esempio: gli argomenti che nei 100 punti non sono nemmeno trattati, le proposte discutibili sentite alla Leopolda ma non presenti in questo programma, l’assenza di una squadra che sappia garantire l’applicazione pratica delle proposte, e via dicendo), già più di un terzo del programma di Renzi è molto discutibile. E, per quanto certi commentatori reagiscano con indignazione alle parole di chi definisce Renzi di destra, direi che alcuni di questi punti – in particolare i punti 13, 18, 19, 27, 31, 38, 45, 89 e 95 – sono proprio antitetici a qualsiasi visione non dico di sinistra, ma anche solo di giustizia sociale in senso lato.
Rimangono parole vuote
Ok, sono probabilmente sgradevoli quelle persone che non si sono mai interessate di moto e che, dopo la morte di Marco Simoncelli, hanno riempito i loro blog, tumblr, pagine facebook e account twitter di espressioni di cordoglio.
Ma a me personalmente danno più fastidio quelli che normalmente non postano/linkano mai nulla su guerre, fame, terremoti, povertà ma che, quando muore un personaggio famoso, scrivono cose del tipo “Tutti che ricordano Tizio ma se ne sbattono dei bambini in Africa / del terremoto in Turchia / della guerra / di altre catastrofi a piacere”.
Non siamo messi poi così male
Il dibattito* sulla manifestazione di Roma del 15 ottobre è acceso, e probabilmente durerà ancora un bel po’. Ciò su cui tutti i commentatori, al di là delle posizioni politiche, concordano è che è stata un disastro, e direi che è difficile non essere d’accordo. Poi ci si divide sulla distinzione fra violenti e non violenti, sulla natura dei primi e sulle pratiche dei secondi, e in molti interventi emerge una consapevolezza: la forma classica del corteo ormai è usurata, bisogna trovare nuove strade.
Qua si potrebbe notare che in teoria una strada nuova già è stata provata, in Italia, ed è quella della manifestazione diffusa su tutto il territorio nazionale, come è avvenuto per la protesta “Se non ora quando?” del 13 febbraio. Una mobilitazione che ha avuto un successo e un’influenza successiva innegabili, anche se a qualcuno che oggi critica il modello della manifestazione classica non andava bene nemmeno quella, ma vabbe’.
Non mi convincono invece quanti dicono che il fallimento del 15 ottobre e le violenze, unico caso in un giorno di mobilitazione globale, dimostrano che in Italia non riusciamo ad andare avanti; che la sinistra non è in grado di fare proposte nuove, di relazionarsi con i nuovi movimenti; che questi ultimi non sanno rompere gli schemi e influenzare il dibattito politico come fanno invece i loro simili in Spagna o a New York.
Lasciate che vi dica una cosa: secondo me in Italia non c’è bisogno di un movimento degli indignati. O meglio, se è apparso è perché ogni volta che all’estero nasce un fenomeno positivo abbiamo il vizio di trasformarlo in moda e di adottarlo anche noi, come se un movimento collettivo possa essere trapiantato da una parte all’altra con uno schiocco di dita. Poi se vai a vedere ti accorgi che gli indignati italiani non sono persone alla loro prima esperienza politica come in Spagna, ma gente che ha già alle spalle il popolo viola, i meet-up di Beppe Grillo, i girotondi e via dicendo…
Avere esperienza di militanza politica è una cosa buona, adottare nomi sempre diversi no. Anche perché così facendo diamo l’impressione che tutto ciò che è stato fatto prima (un “prima” recentissimo che si aggiorna sempre) sia stato un fallimento o un errore.
Non è così.
In Italia a giugno la maggioranza assoluta degli aventi diritto ha votato sì a dei referendum sui beni comuni e sulla giustizia, promossi da un insieme di movimenti e partiti. Poche settimane prima, in molte città italiane hanno vinto sindaci le cui campagne elettorali hanno puntato proprio sull’alleanza con quella parte di società civile che compone i movimenti, il terzo settore, la cittadinanza attiva. La domanda che mi pongo è: in quanti altri paesi occidentali avviene qualcosa di simile?
Sicuramente in altri paesi i cittadini attivi hanno dei canali politici più consolidati, penso ai partiti verdi in Francia, Germania e Scandinavia. Ma se paragoniamo l’Italia agli altri paesi dell’Europa meridionale ci dovremmo rendere conto di essere messi meglio di Spagna, Portogallo e Grecia. Invece sembriamo invidiare gli indignados spagnoli accampati in piazza, dimenticando che non lo fanno mica per divertirsi, ma perché vivono una situazione economica gravissima e non trovano, nella politica, dei referenti sensibili alle problematiche concrete. In Italia un po’ di ascolto c’è. Non è sufficiente, è viziato da mille opportunismi, indebolito dalle liti interne di partiti e associazioni, distorto da chiavi di lettura antiquate, ma esiste, ed è in grado di portare a dei risultati.
Quelli che occupano Wall Street stanno catalizzando l’attenzione dei media sull’ingiustizia economica e sociale come raramente è successo negli Stati Uniti. Ma noi non siamo gli Stati Uniti! Abbiamo un sistema economico diverso, un sistema politico e istituzionale diverso, una diversa distribuzione dei centri di potere nella società, come possono essere uguali gli obiettivi di chi protesta contro l’ingiustizia nell’uno e nell’altro paese?
Dimentichiamo troppo spesso – o peggio, non ne siamo affatto consci – che in Italia c’è una galassia di movimenti e associazioni che ha un forte potenziale di influenzare le decisioni politiche, perché ci sono partiti che per sopravvivere elettoralmente devono ascoltarli, e istituzioni che non hanno più una autosufficienza materiale per svolgere i propri compiti e devono collaborare con i corpi intermedi. Come ho già detto non si tratta di un sistema perfetto, ma perfettibile sì. E questo vuol dire che qui e ora c’è la possibilità di promuovere un cambiamento sociale senza ricorrere a metodi eversivi e/o violenti.
Non si tratta più, per i movimenti italiani, di riflettere solo su quali siano le forme migliori di manifestare. Si tratta anche di decidere quali sono gli obiettivi concreti e le possibilità di azione nella realtà quotidiana. Ignorare ciò che di buono è stato già fatto sarebbe sbagliato e dannoso.
*qui una serie di interventi sensati sul 15 ottobre:
- la discussione nei commenti su Giap!
- Giovanna Cosenza uno, due e tre
- il post di Marina Petrillo
- l’intervento di Celeste Costantino sul sito di SEL
- l’articolo di Leonardo su l’Unità.
- l’intervento di Nicola Sessa su PeaceReporter
- il post di Filippo Solibello su Valigia Blu
Sempre bamboccione resterai

Il riquadro qui sopra è preso dalla pagina di economia del sito di Repubblica.
Titoli e didascalie spiegano bene la situazione: il costo delle case, la diffusione del precariato e la difficoltà di accedere ai mutui fanno sì che i giovani che continuano a vivere in casa dei genitori (“per motivi economici” viene specificato ulteriormente) aumenta.
Ma allora perché il titolo definisce questi giovani “bamboccioni”? Spiegano in tutte le salse che c’è una motivazione economica, e non la pigrizia o altro, dietro questa scelta, eppure per definire il gruppo viene usato un termine dispregiativo.
Eppure i giornalisti dovrebbero saperlo che le parole sono pietre.
Nonciclopedia vs Wikipedia. Più o meno.
Sono passati due giorni, ma visto che i tempi di internet sono rapidi e quelli della memoria quasi altrettanto, è già più facile parlare delle vicende con maggiore serenità. Mi riferisco al caso Nonciclopedia vs Vasco Rossi, e se permettete lo voglio collegare a quanto è successo l’indomani (cioè ieri) con Wikipedia vs il governo italiano. Vi avviso: il post è lungo, se non vi interessano queste vicende è noioso, e visto che quasi tutti gli attori coinvolti hanno dato pessima prova di sé se non leggete sino alla fine si rischia di avere solo una impressione parziale di quello che voglio dire. Premesso ciò, partiamo. Continua a leggere…
The dark side
http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf
Perché quelle persone sono lì?
Perché fischiano e urlano “vergogna!” alla notizia di una assoluzione? Hanno fatto loro le perizie? Hanno verificato loro se le prove portate da accusa e difesa sono concrete o meno? No.
Non sanno nulla più di quello che è stato mostrato loro, e per anni è stata mostrata solo una colpevolezza. Le notizie che man mano demolivano le prove dell’accusa hanno avuto un centesimo, un millesimo dello spazio sui media.
Ma non si può dare nemmeno tutta la colpa a giornali e tv. Non sono stati i giornalisti a dire alla gente di interessarsi per forza a questo caso, come ai tanti casi precedenti e a quelli che arriveranno (e certamente arriveranno); non sono stati i giornalisti a dire che la cronaca nera, ovvero la cronaca che riguarda il dolore vero di persone vere, non chiede mobilitazioni da stadio ma una distanza rispettosa di chi non è coinvolto; non sono stati i giornalisti a dire a quelle persone che dovevano credere alla colpevolezza degli imputati al di là di ogni ragionevole dubbio.
Cosa vogliono queste persone? Quale mostro è cresciuto dentro di loro per spingerle a comportarsi così?
