Lit Skeight 3.0

Cronache dalla periferia acida

Pecore nere su Alchimia Magazine

Da oggi inizia la mia collaborazione come articolista con la rivista online Alchimia Magazine. Il primo pezzo che pubblico è la recensione dell’antologia di racconti di autrici immigrate Pecore nere, e la trovate a questo link.

Buona lettura!

31 agosto 2010 Pubblicato da | Avvisi | Lascia un commento

Me cojoni? Sì

Sono tempi in cui c’è bisogno di un grande senso dell’umorismo, altrimenti non se ne esce vivi.

Mi piacerebbe prendere a schiaffi qualche brigatista rosso. Negli anni Settanta avevamo tutto, avevamo lo Statuto dei lavoratori, il sindacato unito, il più forte partito comunista d’Occidente, si stava riducendo il gap Nord-Sud, potevamo diventare il primo caso di socialdemocrazia mediterranea, e invece no. Abbiamo avuto la lotta armata promossa da chi voleva costruire una società socialista non si capiva bene come, con chi, su che basi (tranquilli, non mi sto dimenticando lo stragismo di destra, i servizi deviati e la P2; ma la presenza di avversari è scontata, gli autogol no). Quei terroristi che uccidevano e gambizzavano in anni buoni, oggi che la situazione dei diritti politici, civili, economici, sociali ecc ecc è davvero pessima vanno in tv o scrivono articoli/libri per dire che la violenza è sbagliata. Grazie al cazzo, lo sappiamo benissimo, ma abbiate la decenza di non venirlo a dire voi!

Ok, ho il dente avvelenato. Qualcuno deve pur averlo. Lo avranno forse gli elettori leghisti, oggi che il loro governo si inchina a Gheddafi che dice che l’Islam deve diventare la religione europea? Sulla lotta ai musulmani la Lega conquista centinaia di migliaia di voti da anni, ma oggi ascoltano senza battere ciglio né proteste queste dichiarazioni, provenienti non da qualche sfigato immigrato fondamentalista, ma da un dittatore che poco a poco sta colonizzando l’economia italiana. Vorrei proprio sentirli, i loro elettori, ma forse mi incazzerei ancora di più.

Vogliamo parlare di altre persone che amano farsi prendere in giro, ma a sinistra? Allora parliamo del ministro Carfagna. Lo so, lo so, non è di sinistra. Lei. Ma lo sono tutti quelli che hanno lodato il suo operato in materia di diritti degli omosessuali. Operato che in pratica si riduce ad un ridicolo spot contro l’omofobia. Ma è bastato per far commuovere la deputata lesbica Paola Concia, per far dire all’ineffabile Sansonetti che la Carfagna ha fatto di più delle ministre di sinistra (che, sfaticate, avevano solo tentato di far approvare un disegno di legge sulle coppie di fatto, cosa vuoi che sia rispetto a una pubblicità in tv?), e via dicendo. Ora, al meeting di Comunione e liberazione, la Carfagna dice che il riconoscimento delle coppie di fatto non sono una priorità del governo e che lei personalmente è contraria. E se è contraria lei che è ministro delle pari opportunità, è come dire che non saranno mai nemmeno discusse. E ora che farà Paola Concia? Si dimetterà da parlamentare per la sua palese incapacità di rappresentare i diritti degli omosessuali per cui si batte? E Sansonetti ammetterà l’errore? Figuriamoci.

Scusate lo sfogo. Ma trovarsi stretto tra chi è molto bravo a prendere per il culo e chi dimostra un certo desiderio di essere preso per lo stesso, c’è da farsi venire un esaurimento nervoso.

29 agosto 2010 Pubblicato da | Dentro l'universo | 1 commento

Corpse cannibal

Leggo che, nel Satyricon di Petronio, Eumolpo nel testamento destina le proprie ricchezze a chi mangerà il suo cadavere di fronte a tutto il popolo. L’idea è così geniale che vorrei diventare ricco solo per poterla mettere in atto.

(in realtà la mia idea originale era di farmi cremare e mettere le ceneri in barattoli di brodo granulare da nascondere poi in mezzo agli altri in un ipermercato. Chi vivrà vedrà)

27 agosto 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , , | 2 commenti

La Cacorealtà

Metti in ordine i tuoi libri e ritrovi Il secondo diario minimo di Umberto Eco. Lo sfogli un po’ e ritrovi la sezione della Cacopedia, e ti soffermi sul Progetto per una facoltà di irrilevanza comparata. Sghignazzi un po’ sui nomi delle materie, in particolare su quelle del Dipartimento di Ossimorica (“Istituzioni di rivoluzione”, “Oceanografia tibetana”, “Statica eraclitea”, ecc.). Pensi che quella combriccola di folli aveva proprio una bella fantasia.

Poi esci di casa per andare a sbrigare delle commissioni, e lungo la strada vedi una pubblicità universitaria:

Qual era la definizione di Cacopedia data da Umberto Eco? “La pratica di quelle soluzioni che, se uno non si affretta a immaginarle per malvagità e malizia, saranno ben presto immaginate da qualcuno, e sul serio e senza malizia”. Ecco, appunto.

23 agosto 2010 Pubblicato da | Le parole degli altri, Vita vissuta | , , , | 5 commenti

Gente di rispetto

È una regola saggia evitare di giudicare quelli più sfortunati di noi – anche se “sfortunato” è già un giudizio di valore, ma se mi lancio in questo discorso non se ne esce più – però a volte si può fare un’eccezione.

L’altro giorno, ad esempio, ero in stazione a Bologna e mi si avvicina il classico giovine che vuole qualche spicciolo “per fare il biglietto”. La sua scusa è stata: “Senti, sono stato appena picchiato da degli zingari che mi hanno rubato il portafoglio, mi aiuti a rifare il biglietto?”

Ora, a parte che la scusa è assurda per motivi ovvi, ma che comunque elencherò – se ti derubano la prima cosa da fare è denunciare, non pensare al biglietto; gli zingari ti possono picchiare ad un incrocio, non alla stazione di Bologna che è piena di polizia; eccetera – e quindi mi reputi abbastanza stupido da cascarci, e pertanto non meriti il mio aiuto; comunque, hai scelto proprio la persona sbagliata per sfruttare un luogo comune sui rom; antirazzismo a parte, se sei un emarginato che ha bisogno di mendicare i soldi con motivi fasulli per bere o altro puoi anche chiedere rispetto il tuo status non conformato, ma non hai il diritto di prendertela con altri emarginati, come appunto i rom e i sinti. Quindi pussa via; ma se proprio vuoi insistere con la tua storiella razzista sugli zingari che ti hanno picchiato, cerca di renderla credibile procurandoti delle lesioni in volto – no, i tuoi abbondanti brufoli non contano. Se vuoi, posso darti una mano io… Non garantisco risultati perché non ho esperienza di picchiatore, ma sono convinto che esercitandomi su di te imparerò in fretta.

Non ho detto tutto questo al giovinastro nel sottopassaggio, il mio treno stava per arrivare e mi sono limitato al sempreverde “Non ho spiccioli”. Però l’ho scritto per voi, così, se doveste incontrarlo, avrete già un bel discorsetto da fargli.

22 agosto 2010 Pubblicato da | Vita vissuta | Lascia un commento

Ambizioni

Mi frulla in testa l’idea per una saga fantascientifica. Se va come dico io, ne uscirà una storia così bella che Battlestar Galactica al confronto sembrerà A spasso nel tempo.

15 agosto 2010 Pubblicato da | Narrattività | , , | 1 commento

uomini che sottostimano gli uomini che odiano le donne

Oggi davanti l’edicola di Campomarino c’è una civetta di un quotidiano locale che dice pressapoco: “Bruciò l’auto della ex, condannato”. Quando ho letto, la prima cosa che ho pensato è stata che la donna era stata fortunata a non finire bruciata lei, invece dell’auto. Sarò macabro io, ma direi che è un pensiero del tutto giustificato alla luce di tutti i femminicidi che ci sono stati in questo periodo. Senza contare che c’erano anche prima di questi ultimi mesi, solo un filo meno frequenti.

Il punto è che ci sono ancora molti a cui il termine femminicidio ripugna; anzi, sono riluttanti anche ad accettare che tutti i casi di uomini che uccidono/picchiano/molestano le donne, e in particolare le più o meno ex mogli/fidanzate/scopamiche siano espressioni di un’emergenza comune. Preferiscono considerarli casi isolati di raptus omicidi.

Opinione legittima. Solo che se isoliamo ogni singolo caso da un contesto, lo trasformiamo in un atto di follia pura. La follia pure dovrebbe essere, per sua natura, imprevedibile, quindi sempre diversa nelle sue manifestazioni. Qui invece vediamo atti tutti uguali, ripetitivi, al punto da essere ampiamente prevedibili. Prevedibilità e follia non vanno molto d’accordo.

E allora c’è poco da nascondersi dietro un dito: la follia, la debolezza psicologica, la devianza, i raptus, tutte cose che esistono e che hanno un peso in questi gesti, nessuno lo nega; ma il fatto che questi problemi si manifestino in atti sempre uguali, con vittime che sono sempre le stesse (le donne) ha una radice che è sociale e culturale, ed è il pensiero maschilista che è ancora forte in Italia. O lo si affronta, o si è complici dei femminicidi.

N.B. Se qualcuno si chiede a chi mi riferisco parlando di quelli che sono riluttanti ecc ecc, parlo di parecchi uomini in generale, e, più nello specifico, di intellettuali, giornalisti ed opinion maker che hanno ampi spazi nei giornali dal Corriere in poi verso destra. Fedeli interpreti del pensiero sotterraneo che percorre il paese.

10 agosto 2010 Pubblicato da | Intellettualoide | , | 2 commenti

Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie

Ho terminato da qualche giorno la lettura de Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio (edizioni Sellerio, e ne approfitto per dedicare un sentito RIP alla fondatrice Elvira). Confesso che ero partito un po’ prevenuto, visti i giudizi tranchant sull’autore letti su Carmilla; ma la lettura mi ha confermato che quelle opinioni erano giuste.

Diciamo subito che Carofiglio è un giallista, per nulla assimilabile al gruppo degli scrittori noir italiani degli ultimi anni: non basta mettere qua e là dei riferimenti alla diffusione della droga tra i giovani benestanti o alla corruzione di baroni e amministratori per entrare nel club. Ma il problema non è certo nel genere di appartenenza: è che la storia è piena di luoghi comuni. Non racconto la trama per non rovinare la lettura a chi volesse intraprenderla, ma circolano i personaggi di sempre: il protagonista ha la crisi di mezza età, le ragazze sembrano gioiose e innocenti ma in realtà sono marce dentro e ciniche sino al midollo, e si accompagnano a maschi tronfi, stupidi e arroganti; in compenso ci sono delinquenti ed ex-delinquenti simpatici, belli e/o affascinanti, su cui si può contare sempre quando c’è la necessità. La situazione non migliora se passiamo alle riflessioni che l’autore dispensa a piene mani, nella forma di monologhi interiori del protagonista o di dialoghi con alcuni personaggi di contorno: anche là dove sembra che ci siano rivelazioni profondissime, in realtà affiorano sempre e solo luoghi comuni, tanto che pure Carofiglio se ne rende conto, e spesso e volentieri fa dire alla voce narrante che è consapevole di profferire banalità. A questo punto, però, tanto valeva eliminarle proprio.

Per quanto mi riguarda, il punto più basso è nella gara di citazioni dei film commoventi, con la citazione de L’attimo fuggente, film che detesto cordialmente per la sua ipocrisia, ma ci tornerò su.

Intendiamoci, la storia non era nemmeno malissimo e la risoluzione del caso mi è piaciuta. Però io non sono un gran lettore di gialli, quindi può anche darsi che uno più scafato di me abbia capito tutto sin dalle prime pagine.

Insomma, un libro che non mi ha lasciato nulla; anche le descrizioni di Bari non mi sembrano niente di che, e sì che come scenario è molto evocativo. Pazienza, dovremo aspettare ancora per un Camilleri pugliese.

6 agosto 2010 Pubblicato da | Se recensionando | , , , | Lascia un commento

Seppuku

Quartier generale del Popolo della libertà, il giorno dell’insediamento delle nuove Camere. Nell’ufficio di coordinamento della campagna elettorale, i principali dirigenti del movimento stanno brindando all’inizio della legislatura.

“È stata la battaglia più dura, ma abbiamo vinto anche stavolta.” Dice La Russa, alzando il bicchiere.

“Ero sicuro che avremmo ottenuto la maggioranza alla Camera” rincara Frattini “ma il successo al Senato era davvero imprevedibile.”

“Per fortuna il Capo ha mostrato di nuovo la sua grinta durante la campagna elettorale, ha annichilito ancora una volta la sinistra.”

“Buffo, no? Non hanno scelto Nichi, e sono stati annichiliti.”

Risate generali.

“Stavolta non avremo problemi con le truppe” dice Bondi, tornato serio “Tutti i nostri parlamentari sono affidabili al cento per cento.”

“Merito della legge che ha permesso di abbassare l’età per l’elettorato passivo” sogghigna Stracquadanio “E quei pecoroni del Pd ci sono cascati e l’hanno pure votata!”

“Certo però che è stata una fatica trovare i candidati con i requisiti adatti, ho fatto una faticaccia” esclama Gasparri “Però i risultati si vedono: dei nostri cinquecento tra deputati e senatori duecentotrenta sono veline e soubrette sotto i venticinque anni, ottanta sono pluriinquisiti che dipendono dall’immunità parlamentare, novanta sono inquisendi e cento sono nipoti e cugini dei dirigenti nazionali. Stavolta siamo in una botte di ferro!”

“Propongo un altro brindisi” si fa avanti Verdini “Al Capo per la quarta volta presidente del consiglio, nonché futuro presidente della Repubblica!”

Prosit! gridano all’unisono i presenti, levando i calici. Stanno per mandar giù lo spumante quando la porta si apre bruscamente, ed entra Maroni, trafelato.

“Ma chi ha fatto le liste elettorali del vostro partito?” chiede ansimando. Tutti si voltano verso Gasparri.

“Io, perché?”

“Hai combinato un casino! Non hai controllato i curriculum delle soubrette che avete candidato?”

“Certo che l’ho fatto! Erano tutte incensurate e con almeno sei mesi di esperienza come vallette mute in televisione o miss nei concorsi di bellezza estivi!”

“Ma hai guardato cosa avevano fatto prima di queste esperienze.”

Silenzio.

“Lo immaginavo” mormora Maroni a denti stretti “Allora accendo la televisione, così vedete quello che sta succedendo a Montecitorio.”

Sullo schermo della tv della Camera appare una bella deputata che sta tenendo un discorso: è Virginia Sellante, anni 23, una delle parlamentari del Pdl, e sta leggendo da una corposa risma di fogli. Gasparri trasecola.

“Ma… mi aveva detto che non sapeva leggere!”

“Leggi tu quello che c’è scritto sotto, piuttosto” mormora Frattini con un filo di voce.

La tv aveva messo in sovrimpressione il nome della parlamentare; ma sotto di esso, dove c’è l’indicazione del gruppo parlamentare, non c’è scritto “Popolo delle libertà” ma “Avanguardia democratica femminile”.

“Che è ‘sta roba?!” grida La Russa. Poi, tutti tacciono per sentire il discorso della donna.

“… alcuni potranno ritenere antidemocratico il nostro comportamento” sta dicendo “ma è stata la reazione logica di tante giovani donne esasperate dagli insulti e dal maschilismo del presidente Berlusconi e di tutta la sua parte politica, nonché dall’ignavia dell’opposizione, incapace di porre fine a questo sconcio. Per questo io e altre centinaia di ragazze abbiamo fondato Avanguardia democratica femminile, e tuffandoci anima e corpo nel mondo dello spettacolo siamo riuscite ad infiltrarci nel Popolo della libertà, e duecentotrenta di noi sono diventate parlamentari, e oggi siamo determinanti sia qui alla Camera sia, come vedrete domani, al Senato. Si può certo parlare di inganno: farsi eleggere in un partito di cui non si condividono le idee e non si apprezzanno i dirigenti; ma è inganno anche dirsi a favore della sicurezza e ignorare l’emergenza carceraria, chiudere i centri antiviolenza, controllare le intercettazioni e mutilare i processi, tagliare i fondi alla polizia, eliminare le politiche di integrazione; è inganno anche sostenere il federalismo e centralizzare le imposte cancellando l’Ici; è inganno dire di aver risolto il problema dei rifiuti di Napoli quando sono solo stati spostati in periferia, o di aver sconfitto la mafia quando si è solo spostata verso nord. Quando si sostengono tutte queste menzogne grazie all’appoggio di un colossale apparato mediatico, non è immorale resistere adoperando le stesse armi, e sfruttando le storture di un sistema marcio per sabotarlo dall’interno. E quindi comunichiamo la nostra fuoriuscita dal gruppo Parlamentare del Popolo della libertà e la formazione del gruppo autonomo Avanguardia femminile democratica, che sin da ora si dichiara disponibile ad appoggiare, come presidente del consiglio, un nome proposto dal principale partito di opposizione, a condizione che nel programma di governo dei primi cento giorni ci siano una legge sul conflitto di interessi, la cancellazione delle leggi vergogna sulla giustizia, la riforma della legge Bossi-Fini sull’immigrazione e della legge Fini sulle droghe, l’introduzione dei Pacs e una seria e laica politica di genere, in particolare nel lavoro e nella sanità.”

Con quelle parole la Sellante concluse il suo discorso. Nell’ufficio elettorale del Pdl gli astanti erano raggelati.

“Chi lo sente adesso il Capo?” riuscì a dire Bondi, con voce d’oltretomba. Nello stesso istante, i cellulari di tutti i presenti (tranne Maroni, che non era del Pdl) squillarono per l’arrivo di un messaggio; gli uomini, con mano tremante, estrassero i telefonini e lessero. Era il Capo, e ognuno aveva ricevuto lo stesso sms con la stessa, unica parola.

Seppuku.

4 agosto 2010 Pubblicato da | Il racconto della settimana | 2 commenti

   

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