Lit Skeight 3.0

Cronache dalla periferia acida

Non ti fare questo spot

Avete visto la nuova pubblicità progresso contro le droghe? Io sì, molte volte, visto che la trasmettono a ripetizione sugli schermi che impestano le stazioni ferroviarie, e le ho frequentate abbastanza nelle ultime settimane.

Riassunto rapido ma esauriente: una ragazza è su un pullman e guarda fuori, e vede un ragazzo che corre per salire sul mezzo, ma prima di farlo viene fermato da un altro che gli allunga di soppiatto una bustina di coca. Lui sale e va a sedersi proprio di fianco a lei, che si discosta con aria disgustata e guarda fuori. Poco male, dopo aver controllato con uno sguardo che la bustina sia ben nascosta nel cappotto, il ragazzo si alza il cappuccio e si addormenta.

Il pullman viaggia in mezzo a montagne innevate. Lei guarda incantata, lui dorme e sogna un paesaggio innevato in cui una donna bellissima, elegante e truccata cammina verso di lui e lo abbraccia, e durante l’abbraccio si trasforma in un demone mostruoso che lo azzanna.

Il ragazzo si sveglia di soprassalto e si rende conto che il pullman è arrivato e sono tutti già scesi (avvertirlo no, eh?), tutto trafelato scende anche lui, si avvicina a un braciere e butta nel fuoco la bustina di droga, dopo di che si toglie il cappuccio. La ragazza nota il gesto, sorride, gli si avvicina e attacca bottone. I due si incamminano insieme mentre appare lo slogan della campagna: “Non ti fare, fatti la tua vita”.

Tralascio ogni possibile considerazione sulla colonna sonora della pubblicità, anche a guardarla senza audio è spettacolare. C’è tutto: la contrapposizione tra ragazza buona e salvifica, alla Beatrice, e ragazza malvagia che porta alla perdizione e si identifica, letteralmente, con il demonio. Naturalmente la ragazza buona è acqua e sapone, quella cattiva è elegante e sofisticata, per non farci mancare nessun stereotipo bigotto.

Parliamo piuttosto dell’idea per cui basta un incubo a smettere di fare uso di droghe. Voglio sperare che sia stata solo un’idea narrativa e che gli autori non ci credano veramente, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi. Ma in tutti i casi la pubblicità dà l’impressione che abbandonare l’uso di droghe sia facile, e forse lo è davvero per quelle persone che usano sostanze solo in determinate occasioni, magari nei fine settimana per “sballare”, e non hanno sviluppato una dipendenza fisica come accade per le categorie più derelitte, tipo gli eroinomani. Ma se parliamo di persone così, lo slogan “fatti la tua vita” non ha senso: loro la vita ce l’hanno già – e anche il ragazzo dello spot non sembra affatto un emarginato, quando sale sul pullman scherza con altri viaggiatori. Insomma, mi sembra che alla base della campagna non ci sia un’idea molto chiara su chi siano i consumatori di droga e su come siano divisi tra tossicodipendenti e fruitori occasionali.

Poi ci sono delle chicche che emergono qua e là: per esempio il ragazzo in pullman si alza il cappuccio della felpa per dormire. Ci può stare, su certi mezzi mettono l’aria condizionata a mille anche quando fuori nevica; però quando scende dal pullman e butta la droga se lo toglie, nonostante gli altri intorno a lui abbiano cuffie di lana, che suggeriscono faccia molto freddo. Solo io ci vedo una associazione di idee “cappuccio à drogato”? Del resto si sa, i giovani emarginati delle metropoli spesso  si alzano il cappuccio per fare i furti, per non farsi riconoscere e via dicendo. Quindi anche il nostro protagonista, per far vedere che è deviato, usa il cappuccio, e poco importa che non sia emarginato e, probabilmente, nemmeno povero (se va in vacanza in montagna…).

Gli ispiratori dello spot

Il sogno è al livello della telenovela piemontese, effetti speciali a parte. Anche qui il doppio senso su neve e cocaina è evidentissimo, ed è simpatico che lo spot antidroga usi una metafora che appartiene al mondo che vogliono combattere.

Infine, il finale (tautologico…): il ragazzo butta la droga e così facendo rimorchia la ragazza. Detta così sembra una nuova strategia di conquista, in realtà è solo una espressione grottesca di quello che dicevo all’inizio: la ragazza buona ha una sorta di vocazione missionaria, si concede in premio a colui che ha vinto la propria debolezza. O forse, più semplicemente, ha pensato: “Se ‘sto qua brucia così su due piedi la coca comprata poco prima vuol dire che ha soldi da buttare, approfittiamone”.

Insomma, penso che il concetto sia chiaro: la nuova pubblicità progresso contro la droga è ridicola. Il buonismo è già difficile da sopportare in sé, ma il buonismo che si regge su una struttura di sessismo e preconcetti è davvero pessimo. Se questi sono i risultati, i fondi per la prossima campagna antidroga daranno frutti migliori se affidati a Don Gallo.

20 novembre 2011 Pubblicato da | Audiovisioni, Intellettualoide | , , , , | 1 commento

   

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