Una delle cose belle dell’essere atei è che riesco ad ammirare e stimare infinitamente Christopher Hitchens nonostante avessimo posizioni diametralmente opposte su temi fondamentali (almeno, fondamentali nel mio percorso di crescita personale) come le guerre post-11 settembre e il rapporto con gli immigrati con culture differenti. Hitchens non era un neocon, e i suoi argomenti a favore della guerra in Iraq, per quanto sbagliati, derivavano comunque da posizioni di principio libertarie che erano e sono più che condivisibili.
Al di là di questo, per me Hitchens è sempre stato, prima di tutto, il campione dell’ateismo – anche se lui preferiva definirsi antiteista. Non voglio dilungarmi qui e ora sulla questione, ma se c’è una cosa di cui sono grato a Hitchens è che ha saputo dimostrare, con la sua stessa esperienza, che si può essere insieme atei, impegnati per il mondo, e felici.
La calunnia è un venticello Un’auretta assai gentile Che insensibile sottile Leggermente dolcemente Incomincia a sussurrar. Piano piano terra terra Sotto voce sibillando Va scorrendo, va ronzando, Nelle orecchie della gente S’introduce destramente, E le teste ed i cervelli Fa stordire e fa gonfiar. Dalla bocca fuori uscendo Lo schiamazzo va crescendo: Prende forza a poco a poco, Scorre già di loco in loco, Sembra il tuono, la tempesta Che nel sen della foresta, Va fischiando, brontolando, E ti fa d’orror gelar. Alla fin trabocca, e scoppia, Si propaga si raddoppia E produce un’esplosione Come un colpo di cannone, Un tremuoto, un temporale, Un tumulto generale Che fa l’aria rimbombar. E il meschino calunniato Avvilito, calpestato Sotto il pubblico flagello Per gran sorte va a crepar.
Rossini e Sterbini avevano colto benissimo lo spirito di quello che è successo a Torino.
“In nessun modo si può dire che l’uniformità statistica sia un innocuo ideale scientifico; essa è il dichiarato ideale politico di una società che, interamente sommersa nella routine della vita quotidiana, accetta la prospettiva scientifica intrinseca nella sua esistenza.”
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