Lit Skeight 3.0

Cronache dalla periferia acida

Scrooge la sapeva lunga

In una mia fan fiction scritta in occasione dell’ormai lontano Natale 2007, Villain Christmas, raccontai, tra le altre cose, un dialogo tra il sommo Naraku e Scrooge di Canto di Natale. Notate, in particolare, questo estratto:

“Come va, Scrooge?”

“Come sempre: male. Quest’anno è stato pieno di fastidi e noiosissimi incontri e conferenze, e come se non bastasse a capodanno devo presenziare ad un ricevimento per festeggiare la mia ammissione al Rotary”

“Credevo fossi stato ammesso l’anno scorso”

“Oh, sì. E se è per questo, anche l’anno prima e l’anno prima ancora. Ogni anno, verso novembre, mi cancellano in modo da potermi riammettere, visto che le onorificenze che ricevo fanno sempre notizia e attirano prestigio. E funziona sempre! Facci caso, caro Naraku, le cronache mondane si ripetono ciclicamente quasi uguali, perché la notizia che suscita accese discussioni oggi tra un mese non sarà solo dimenticata, ma addirittura rimossa

Questo diceva Scrooge più o meno quattro anni fa. Adesso, invece, Tito Boeri scrive:

Il 15 marzo, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il ministro della Pubblica amministrazione edell’Innovazione Renato Brunetta hanno annunciato un mega-piano per la digitalizzazione della Giustizia. [...] a notizia della digitalizzazione ha ricevuto grande risalto nei tg e sui media nonostante in questi giorni ci fossero notizie molto importanti. Si è parlato addirittura di totale digitalizzazione.
Tutto bene dunque? Non proprio. Il fatto è che lo stesso piano era già stato annunciato un anno e mezzo fa dagli stessi due ministri. E a tale annuncio era stato dato grande risalto anche in quell’occasione. Da allora, ovviamente, non è successo nulla. [...] Un consiglio, se possiamo, a chi fa informazione di professione: per favore, diffidate degli annunci. Aspettate di vedere i fatti. Il rischio, come si vede, non è solo di farsi dare delle patacche, ma addirittura delle patecche riciclate.

 

Notate qualche somiglianza? Io sì, e il commento migliore che posso lasciare è un’altra citazione da quella mia datata fan fiction:

Il vecchio Scrooge non si smentiva mai, la sua conoscenza degli ingranaggi del consenso e del potere era amplissima.

23 marzo 2011 Pubblicato da | Dentro l'universo, Fandom e dintorni, Le parole degli altri | , , , , , | Lascia un commento

Reagan Hood

Quando si parla di film Disney, sul giudizio pesa sempre il fattore autobiografico: la preferenza per l’uno o l’altro titolo dipende più che dalla qualità dai ricordi, dal pezzo di infanzia che associamo a essi. Detto questo, sono abbastanza convinto che, almeno tra i maschietti, il film che gode della maggiore popolarità sia Robin Hood. E penso anche che quando un ragazzo della mia generazione sente il nome del fuorilegge, prima pensa alla volpe disneyana, e solo dopo all’uomo in calzamaglia o al principe dei ladri di Costner.

I motivi sono vari, ma possono essere riassunti in una frase: è oggettivamente un bel film. Gli animali scelti per i vari personaggi sono azzeccati, le canzoni sono splendide, il mix di azione e umorismo (con i consueti sprazzi di romanticismo, ma non eccessivi) è perfetto; in più i personaggi non sono marionette che seguono passivamente le indicazioni di fate o streghe, sono attivi e credibili. Insomma, dopo aver spento la tv è più facile giocare ai banditi di Sherwood che non al principe Filippo con le tre vecchiette o ai candelieri di casa della Bestia. Per dire.

Come La bella addormentata nel bosco, anche Robin Hood è un film che si rivede con gusto una volta cresciuti. Magari associando alla storia anche nuovi significati, perché, magari a qualcuno non piacerà ma è così, si cresce e il concetto alla base della leggenda di Robin Hood diventa meno romantico e più politico. Ruba ai ricchi per dare ai poveri, come slogan elettorale funziona. Due anni fa lo ha usato Tremonti (!) che ha chiamato Robin Hood tax un qualche suo provvedimento che doveva togliere soldi ai petrolieri per finanziare il welfare. Naturalmente era una bufala, però è curioso notare che, ai tempi di Genova 2001, Stefano Benni ribattezzò proprio Tremonti con il nomignolo di Nibor Dooh, colui che ruba ai poveri per dare ai ricchi, senza contare che la radio “ufficiale” del movimento new global si chiamava “Radio Sherwood”. Insomma, un personaggio valido per tutte le stagioni? Pare di sì, e ce lo conferma proprio il film Disney.

Una premessa: non ho mai letto le opere originali della leggenda di Robin Hood (mi pare che apparisse in Ivanhoe, ma quel libro me l’hanno fatto leggere alle medie e entravo in coma alla terza riga di ogni pagina, quindi non so), per cui non so come venisse affrontata la faccenda in origine. Però, presa alla lettera, l’espressione “rubare ai ricchi per dare ai poveri” sa molto di esproprio proletario, qualcosa di estrema sinistra, diciamo. Ora, nel film della Disney la frase viene riportata fedelmente, però vediamo che Robin Hood non ruba ai ricchi, ma a un ricco: il principe Giovanni. Che, a voler essere proprio pignoli, non è nemmeno un ricco, perché i soldi che possiede sono quelli ottenuti con le tasse, quindi denaro del regno, che lui maneggia solo nella misura in cui è re, per giunta usurpatore. Ma il punto è proprio che il principe Giovanni è un tiranno, perché usa il suo potere solo per se stesso e non per i suoi sudditi o per il bene dell’Inghilterra.

Quando guardavo il film da bambino, e in generale le storie in cui c’erano sovrani prepotenti e sudditi derelitti, mi facevo sempre una domanda: ma perché i soldati appoggiano il re?

Chiaro che se uno da bambino si fa queste domande poi da grande finisce su un blog a sezionare i film per bambini come rane morte, però oggi ho la risposta: nella realtà non è così facile usurpare un trono, dietro a Giovanni dovevano esserci interessi di fazione, dei nobili disposti ad appoggiarlo, un blocco di potere insomma, che andava ricompensato per il proprio appoggio con beni che il principe di suo non aveva, e quindi ecco la necessità di tasse e espropri (e in effetti, leggendo Wikipedia, pare che fosse qualcosa di simile – senza contare che Riccardo Cuor di Leone non era proprio ‘sto stinco di santo, mentre Giovanni è quello che ha promulgato la Magna Charta libertatum! Certo, costretto dai baroni, ma è il principio che conta, no?). Ma tutto questo non ci poteva certo essere nel Robin Hood della Disney, meglio, non ci doveva essere perché avrebbe violato il senso del film: se uno vuole una ricostruzione fedele della società inglese di quei tempi si compra un libro o si vede un documentario, puoi mica rompere le scatole ai bambini in questo modo! E quindi non ci sono rapporti di potere, ma c’è il principe Giovanni che aumenta le tasse solo per avere del denaro per sé, e i soldati non gli obbediscono per qualcosa, ma solo perché lui ha la corona. Giovanni, quindi, nel film è lo Stato, come re Riccardo prima di lui, e se vogliamo in questo il film dà ai bambini una informazione storica utile, perché senza bisogno di spiegazioni intuiscono cos’è l’assolutismo monarchico.

Arrivo al sodo: re Riccardo e il principe Giovanni, nell’esercizio delle loro funzioni, sono lo Stato; e sono due modelli di Stato contrapposti, uno positivo e l’altro negativo. Ora, se il popolo rimpiange Riccardo e odia Giovanni perché quest’ultimo aumenta le tasse, se ne deduce che Riccardo era buono perché teneva le tasse basse. E dove si trova Riccardo mentre il principe Giovanni fa i suoi porci comodi? A combattere le crociate.

A questo punto, il quadro è completo: lo Stato buono è quello che non fa pagare troppe tasse, vive e lascia vivere i propri sudditi, ma non quelli degli altri paesi, dove va a combattere campagne militari; lo Stato cattivo è quello che se ne frega degli altri paesi e alza le tasse ai sudditi. Era il 1973, Robin Hood offriva questo assaggio di economia politica for kids, intanto negli USA e in Europa stava prendendo corpo quella “rivolta delle classi medie” che avrebbe portato ai governi di Margareth Thatcher e Ronald Reagan, tutti all’insegna dell’abbassamento delle tasse, della liberalizzazione dell’economia e dell’interventismo militare nei paesi in via di sviluppo. Tutto torna, e basterebbe a un complottista svitato a dire che la Disney faceva opera di indottrinamento verso i giovani spettatori; ma non è vero, non erano produttori e disegnatori a inculcare ideologie, era l’ideologia a esprimersi nella loro opera, e non se ne rendevano conto.

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste”

24 febbraio 2011 Pubblicato da | Intellettualoide, Fandom e dintorni, Se recensionando | , , , | 5 commenti

Wikifreaks

Non ci crederete, eppure è così: sono riuscito a entrare nell’archivio informatico personale di Julian Assange, e ho così potuto leggere tutti i file riservati che ancora non sono stati pubblicati da Wikileaks, e mi accingo a renderne pubblica una parte. So di rischiare la vita in questo modo, ma le informazioni che ho trovato sono così succulente che non posso tenerle solo per me. Allacciatevi le cinture di sicurezza e iniziate a leggere.

 

Numerosi dispacci diretti alla Casa Bianca arrivano dall’ambasciatore statunitense a Hogwarts. In tali documenti ci sono relazioni dettagliate sul preside della scuola di magia e stregoneria Severus Snape, con considerazioni scottanti: Snape è infatti descritto come una figura carismatica e popolare, ma il cui prestigio è in fase di rapido declino a causa dei numerosi articoli (molti leggibili in questo archivio) che gli attribuiscono relazioni sessuali con numerose studentesse del primo anno (pare che abbia una sorta di ossessione feticistica per le ragazze che occhi dal colore cangiante), ma anche rapporti omosessuali con alcuni degli studenti più noti di Hogwarts – in particolare le voci insistono su Draco Malfoy – con colleghi come Albus Dumbledore, di cui alcuni dispacci risalenti al tempo della presidenza Bush sottolineano la chiacchierata omosessualità, e anche con altre celebrità del mondo magico, come tale Lord Voldemort.

 

Un file è intitolato who_killed_laura_palmer.doc, ma se provo ad aprirlo mi dà errore di lettura.

 

Un documento riservato della Goldman Sachs rivela che la banca ha rischiato di collassare a causa dei cospicui investimenti in mutui subprime ad altissimo rischio, talmente elevati che il piano di soccorso approntato da Barack Obama era in grado di coprirli solo in parte. La banca è stata salvata grazie ai capitali di un miliardario di origine scozzese, Scrooge McDuck, che in cambio del salvataggio ha praticamente imposto all’amministrazione Obama di rinnegare la propria politica di aumento delle tasse per i ricchi.

 

Dei laboratori militari americani situati in località isolate della Death Valley hanno rischiato la catastrofe genetica durante degli esperimenti in cui cercavano di combinare il dna di cavie umane, sanguisughe e lucciole. Ne è risultata la nascita di orride figure, descritte nel report come “sorta di vampiri che brillano al sole”. I responsabili dell’esperimento li hanno soppressi tutti, ma alcuni sono riusciti a fuggire, seminando disgusto e raccapriccio presso ampie fasce della popolazione globale.

 

Sempre in tema di catastrofi sventate, un file .jpg riporta la scansione di un ordine spedito da George W. Bush ai comandanti dell’esercito statunitense, per fortuna disatteso. “L’ambasciatore italiano mi ha regalato una versione tradotta di una sorta di canzone italiana antica, chiamata Divina Commedia” scrive Bush “e dopo aver letto il primo capitolo dell’Inferno sono svenuto per la fatica, e nel vuoto dei sensi Gesù mi ha  parlato e mi ha detto ‘George, quell’inferno lì descritto è sotto Gerusalemme, gettaci una bomba atomica così distruggerai definitivamente il male’.” Pare che sia stata Condoleeza Rice a spiegare al presidente Bush il significato di allegoria, impresa al termine della quale ha rinunciato definitivamente all’idea di continuare la vita politica.

 

Come anticipato da Assange, ci sono anche documenti riguardanti gli Ufo. In particolare un dossier del governo giapponese che rivela che la stragrande maggioranza degli attacchi alieni contro il nostro pianeta ha avuto come obiettivo Tokyo e zone limitrofe, e che per rispondere a queste minacce il Giappone ha sviluppato una formidabile tecnologia per la produzione di robot volanti da combattimento.

 

Vi basta come antipasto? Purtroppo, in chiusura devo rivelarvi una notizia deludente: ci sono centinaia di migliaia di file riguardanti governi, banche, multinazionali, organizzazioni non governative, ma nemmeno una parola sulla Dharma Corporation. Quindi nemmeno tramite Wikileaks possiamo sapere cosa sia quella dannata Isola.

3 dicembre 2010 Pubblicato da | Fandom e dintorni, Humour | , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

Oggi shonen – Fullmetal alchemist

La fine di  Lost vi ha lasciato malinconici? Io lo sono ancora di più dopo aver ricevuto, come regalo di compleanno, la fine di Fullmetal alchemist di Hiromu Arakawa.

Se non conoscete questo manga, leggetevi la trama su Wikipedia per farvi una prima idea. Se poi volete il mio parere, tra i manga mainstream di successo (la compagnia di cui fanno parte One Piece, Naruto, Bleach, e  prima del declino anche Inuyasha) è in assoluto il migliore. E vi dico anche perché:

-          La storia fila come un treno, senza perdersi in sottotrame, saghe e riempitivi come capita a tanti altri manga. Forse è stata una scelta obbligata, essendo l’opera pubblicata su una rivista mensile e non settimanale, ma il risultato è comunque positivo e, per il lettore di manga ormai stanco delle ripetizioni infinite dei corsi e ricorsi di Bleach o Inuyasha, appagante.

-          La trama è eccellente, magari non originalissima, ma comunque una spanna sopra alla media degli shonen. Anche la narrazione è perfettamente equilibrata: personaggi che sembrano le classiche comparse delle sottostorie fatte apposta per rallentare il ritmo ricompaiono dopo parecchi capitoli, ma la loro presenza è coerente e armonizzata nella storia: nulla succede per caso (una capacità simile mi sembra  la abbia solo Oda, l’autore di One Piece). In più, i presupposti fantastici della storia (i principi dell’alchimia, gli automail, la natura degli homunculus) sono rispettati con coerenza per tutta la storia, senza le forzature tipiche di molte altre opere, non solo fumettistiche. Infine, l’intreccio è magistrale: gli eventi del presente, raccontati in maniera lineare, sono intervallati dai tre grandi flashback (la storia dei protagonisti, Alphonse ed Edward; la storia della guerra di Ishbar; la storia di van Hohenheim e dell’homunculus) che poco alla volta chiariscono tutti i sottintesi e le ombre della storia, soddisfacendo il lettore senza inficiare l’andatura del racconto.

-          L’ambientazione è molto interessante: un universo steampunk ispirato all’Europa tra le due guerre mondiali, con l’aggiunta dell’alchimia come pratica scientificamente riconosciuta e sfruttata dal governo militare. L’accuratezza nella descrizione dei conflitti di potere e degli intrighi all’interno dell’esercito è di un realismo prezioso: sarò poco informato io, ma non ricordo un altro manga in cui c’è la cronaca in diretta di un colpo di stato militare. E, se ne esistono altri, dubito che siano vividi come quello disegnato dalla Arakawa.

-          Come in molti shonen, il sottotesto della narrazione è una riflessione ideologica su determinati principi. L’esempio più eclatante negli ultimi anni è stato Death Note, con i suoi interrogativi sulla vera giustizia; ma gli autori di Death Note hanno sacrificato la riflessione alla trama, e in particolare ai personaggi titanici di Light e L, tanto che a ben vedere c’è poco di interessante da questo punto di vista. Invece in Fullmetal alchemist i temi trattati sono due: il ruolo e le responsabilità della scienza (e il suo rapporto con il potere; un tema che, dai tempi dell’atomica, deve essere ancora molto sentito tra gli artisti giapponesi) e la necessità della violenza. Per quanto riguarda quest’ultimo, mi sembra che ci sia un collegamento con Trigun: proprio come Vash, Edward Elric si rifiuta sempre di uccidere, anche i nemici che lo vogliono morto. Solo che, mentre in Trigun questo rifiuto è il fulcro di tutta la storia, in Fullmetal alchemist è un principio che accompagna i personaggi, e solo in alcuni frangenti viene dibattuto apertamente; più in generale, tutti o quasi i personaggi si dibattono in forti questioni morali, e la Arakawa ci mostra i loro sforzi per coniugare i principi e gli obiettivi da raggiungere. Anche in questo, i risultati sono ottimi.

Sul disegno non mi pronuncio, ma chiunque può vedere le tavole e farsi un’idea. Per quanto può valere il mio giudizio, direi che lo stile si adatta perfettamente alla storia.

Insomma, se fossi su aNobii gli darei cinque stelle. È un’opera che consiglio a tutti gli amanti di manga e di steampunk.

11 giugno 2010 Pubblicato da | Fandom e dintorni, Narrattività | , , , , , , , , , | 4 commenti

FF2

Immaginate una società democratica, prevalentemente giovane, che attraversa una fase di crescita, c’è voglia di costruire e speranza nel futuro.

Immaginate che a un certo punto, dopo il boom iniziale, la crescita inizi a rallentare, emergano dissensi tra gruppi della popolazione, scontri sul modo di gestire il sistema, lotte per il potere all’interno delle istituzioni che regolano la società, e per emergere come leader.

Immaginate che alcuni dei personaggi più in vista di questa società, per cercare di controllarla il più possibile, non si limitino più a battersi nel gioco democratico delle preferenze, ma inizino a tramare nell’ombra.

Immaginate che a un certo punto, oltre le trame dei singoli ambiziosi, emerga una trama più ampia, legata a doppio filo ad un personaggio che, pur non essendo un governante o un leader indiscusso, è comunque presente nelle stanze del potere.

Immaginate che le trame di costui diventino sempre più complesse, articolate e pervasive, tanto che diventi a un certo punto chiaro a tutti che c’è qualcuno che agisce occultamente, anche se non si riesce a capire bene come.

Immaginate che, un giorno, le trame vengano smascherate, ma solo in parte. All’apparenza il castello crolla, ma poi, a ben rifletterci, ci si rende conto che non tutto è chiarito, sono emersi certi colpevoli, ma non tutti, né si riesce ad individuare chi sia davvero il personaggio che muove tutti i fili, e se le persone coinvolte sono vittime o complici, se si sono ritirate dagli intrighi o sono ancora attive nei giochi occulti, se ciò che è emerso serva, in fondo, a coprire responsabilità più gravi. Il dubbio sulla reale entità della trama ormai porta a temere che ogni evento poco chiaro sia collegato ad essa. Il complotto così si autonutre di realtà e di immaginazione.

Avete immaginato? Bene.

Se avete un po’ di conoscenza storica dell’Italia del dopoguerra, avrete subito capito che questa è la descrizione della loggia P2, e che il misterioso personaggio sia Gelli (o Andreotti? O qualcuno dietro Gelli? Se lo potessimo dire con certezza, la trama non sarebbe più così inossidabile).

Invece no.

Non sto parlando dell’Italia, e nemmeno di qualsiasi altro paese. Parlo di qualcosa che avviene in Italia, e per la precisione nella comunità degli scrittori di fan fiction. Le istituzioni sono gli archivi pubblici, i siti di recensioni più popolari, i blog di discussione sul fandom e sul fan world. Il potere? È puramente simbolico: chi gestisce tali archivi non ci guadagna, semmai ci perde, in termine di tempo e di soldi per il dominio. Il guadagno, se c’è, è morale, ed è la soddisfazione di aver creato un luogo dove tante persone possono creare una comunità creativa e aperta alla discussione. Eppure c’è chi vuole comunque esercitare un potere di gestione, che non gli porterà né soldi né crediti da curriculum nel mondo fuori internet: un potere simbolico, per l’appunto, una soddisfazione molto personale, masturbatoria direi. Quante saranno le persone per cui vale la pena darsi da fare per così poco?

A quanto pare, abbastanza per rovinare l’atmosfera della comunità. Mi riferisco a fatti emersi in questi giorni, assolutamente incomprensibili (nonché poco interessanti) per chi non conosca i soggetti in questione. Comunque inserisco in fondo i link degli eventi principali, per chi fosse interessato a immergersi negli abissi dello squallore umano. Perché quando ci sono persone che, per ottenere un po’ di successo su internet, arrivano a simulare morti umane non c’è un termine migliore.

Ma il moralismo d’accatto non mi interessa più di tanto. La cosa che ai miei occhi è davvero intrigante, e che mi stimola ancora a seguire questa storia in cui non sono personalmente coinvolto, è che gli eventi di questi fanwriter si stanno sviluppando proprio come la storia delle lotte di palazzo italiane nella P2. La grande storia che si riproduce nella infima storia.

Forse ho capito perché il complottiamo tira così tanto, qui da noi: il desiderio di fare complotti, di ordire trame, di credersi più furbi degli altri agendo alle spalle, è così diffuso che appare normale proiettarlo anche negli altri.

Non è rassicurante: anzi, è una forma di confusione tra realtà fattuale e realtà mentale parallela, una zona grigia in cui vero e falso si confondono. Ma in fondo anche io, a volte, mi sono comportato così, quindi.

LINK

- Kar, la falsa morte

- Prodezze del fondatore di Criticoni (ma in un’indagine che lascia a dir poco perplessi)

- Ammissione di colpa

(troppi punti oscuri… c’è una persona delle stanze del potere coinvolta? Se sì, chi è? Abbiamo il materiale per un giallo di quart’ordine :-) )

- Commento di BellaLeStrange su Fastidious Notes

EDIT: Oggi ho ripescato questa bellissima canzone dei Punkreas. In un certo senso mi sembra un adeguato commento musicale XD

8 gennaio 2010 Pubblicato da | Fandom e dintorni, Intellettualoide | , , | 12 commenti

   

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