Un classico.

Al posto di “standards” mettete “partiti di sinistra” e avrete quello che penso del soggetto politico nuovo.
Maicol

Maicol: Voglio che tu mi dica la verità.
Skeight: D’accordo. In realtà non hai fatto bella impressione al colloquio di lavoro, ma sei stato assunto solo perché il direttore aveva un debito di gioco con tuo padre. In ufficio tutti lo sanno, tranne te, e sanno anche che è dalle scuole materne che vai avanti solo grazie alle raccomandazioni paterne, per cui fanno solo finta di assecondarti ma non eseguono nessuno dei tuoi ordini. La tua ragazza ti tradisce con il tuo migliore amico; e a proposito di amici, nessuno di quelli che si definiscono tali in realtà ci tiene a te, ma ti frequentano solo perché paghi sempre per tutti. Ah, e tutti pensano che Maicol sia un nome del cazzo.
Maicol: … veramente intendevo di dirmi la verità se ti sembro vestito bene per la festa di stasera oppure no.
Skeight: Ah, scusa allora. Ma dopo quanto ti ho detto, sei ancora convinto di voler andare alla festa?
Maicol: No, direi di no…
Skeight: Ottimo, nemmeno io voglio andarci! Vedi che non tutto il male vien per nuocere?
Allegria di naufragi
Cerco di andare regolarmente in piscina. Faccio esercizio fisico, mi rinfresco, faccio docce gratis, che si può volere di più?
Il problema con le piscine aperte al pubblico è che quasi mai riservano tutte le corsie al nuoto libero. Da quel che ho capito, la maggior parte delle entrate proviene dai corsi, dal nuoto per bambini all’acquabike per le casalinghe disperate, e quindi, se si eccettua il fine settimana, di solito solo due o tre corsie sono destinate a chi vuole nuotare per i fatti suoi. Queste corsie sono a loro volta divise tra quelle per il nuoto lento e quelle con il nuoto veloce, e a volte (quando ce ne sono almeno tre) anche per il nuoto intermedio, che per me è una manna. Ma quando quest’ultima non c’è, emergono problemi.
Io appartengo a quella categoria di nuotatori che, pur avendo ormai un po’ di esperienza, non sono in grado di raggiungere velocità elevatissime. Nella corsia per il nuoto libero veloce, invece, abbondano quelli che senza essere professionisti sono comunque molto allenati, e fanno sessanta vasche nel tempo in cui io ne faccio trenta. È chiaro che quando un medio-lento è in corsia con un veloce, il rischio di intralciarsi a vicenda è forte: se si è solo in due ci si può organizzare, ma basta già che i veloci siano più di uno e allora la faccenda si complica. I veloci sono spesso irritati dalla presenza dei medio-lenti che fan perdere loro il ritmo, però non possono certo cacciarli, del resto stiamo parlando di nuoto libero. Ciò non vuol dire che non abbiano il modo di esprimere la loro irritazione, ad esempio speronando incidentalmente i medio-lenti, o falciandoli, sempre per caso, con bracciate assassine; dopo due o tre di questi colpi, il medio-lento capisce che è il caso di lasciar perdere e rifugiarsi nella corsia del nuoto libero lento.
Qual è il problema? È che troppo spesso la corsia per i lenti sembra la corsia degli impediti. Essa, infatti, è la corsia residuale in cui si affollano tutti i non veloci, compresi quei nuotatori la cui presenza in piscina sembra orientata esclusivamente a dare fastidio a chi vuole nuotare per davvero. Segue una breve tipologia degli esemplari più fastidiosi:
1) Il pigro. Perché il nuoto abbia qualche effetto bisogna cercare di tenere un buon ritmo, di fare serie abbastanza lunghe, da quattro o sei vasche se non di più, e tra una serie e l’altra fare pause non eccessive, sotto al minuto. Invece il pigro arriva, se va bene, a fare due vasche di fila, dopo le quali rimane fermo anche cinque minuti a riprendere il fiato a bordo vasca. Se va male, inizia a fare una vasca, poi arrivato più o meno a metà si ferma; se si tocca, può terminare la vasca camminando, altrimenti si regge ai cordoni o ai bordi, ma l’effetto è comunque quello di rallentare tutti quelli che lo seguono.
2) L’incompetente. Temibilissimo: può sembrare un semplice dilettante, ma i dilettanti prima o poi imparano, lui no. Si tratta di un nuotatore che ignora le più elementari regole del nuoto in piscina, ad esempio il fatto che in corsia si tiene la destra. Invece l’incompetente a volte nuota controsenso, altre volte direttamente al centro della corsia, quando inizia una vasca prima non controlla se ci sono altri che stanno per partire. Anche dopo gli inevitabili incidenti, non cambia atteggiamento. La conseguenza è che dove c’è un incompetente il numero di scontri, collisioni e blocchi del movimento è paragonabile a quello della Salerno – Reggio Calabria.
3) Il trippone. Non si tratta semplicemente di una persona grassa: ci sono individui grassi che in acqua dimostrano un’agilità notevole e non danno fastidio a nessuno. Il trippone solitamente è una persona che, dopo aver passato tutta la vita a fregarsene allegramente della linea e dello sport, a un certo punto, o perché glie l’ha detto il medico, o su insistenza del coniuge, decide di darsi al nuoto. Così entra in acqua, occupa più di metà corsia, nuota lentissimo, spesso non riuscendo a tenere le gambe a pelo d’acqua, e tende a riassumere in sé tutti i difetti del pigro e dell’incompetente. Gli altri nuotatori lo sopportano con pazienza pensando che un po’ di moto gli farà bene; poi, dopo essersi asciugati, escono dallo spogliatoio, vedono il suddetto trippone vicino al distributore automatico della piscina che mangia patatine vanificando qualsiasi effetto dell’attività sportiva, e lo mandano silenziosamente a cagare.
4) La comitiva. I peggiori: sono gruppi di amici che amano chiacchierare. Solo che, invece di farlo gratis in qualche giardino pubblico, preferiscono farlo in acqua dopo aver pagato il biglietto di entrata. Almeno lo facessero nella vasca piccola: invece si piazzano nella corsia del nuoto libero lento, di tanto in tanto fanno qualche vasca, e per il resto del tempo occupano completamente uno dei due estremi della corsia, ostacolando gli altri nuotatori.
5) La famiglia. Sottospecie della comitiva, più diffusa nei weekend: trattasi di genitore (a volte entrambi) che porta i figli piccoli a nuotare, con grande entusiasmo di questi ultimi. Il problema è che, mentre il genitore pensa “i bambini imparano a nuotare e fanno esercizio”, i figli pensano “facciamo casino in acqua”, e quando, una volta sul luogo, i due punti di vista emergono e entrano in conflitto, quasi sempre vincono i figli, con grande scoramento del padre e incazzatura degli altri nuotatori che devono evitare delle piccole pesti a piede libero.
Questi i tipi principali. A volte si fondono insieme, eventualità particolarmente grave nel caso di una famiglia di tripponi. Di fronte a un simile quadro, cosa possono fare i poveri medio-lenti desiderosi di nuotare?
Il mio consiglio è: armatevi di pazienza, resistenza alle provocazioni e notevole faccia di bronzo, e andate a nuotare nella corsia veloce. Non risolvete il problema, ma almeno sarete scocciatori invece di scocciati, che è già qualcosa.
Wikifreaks
Non ci crederete, eppure è così: sono riuscito a entrare nell’archivio informatico personale di Julian Assange, e ho così potuto leggere tutti i file riservati che ancora non sono stati pubblicati da Wikileaks, e mi accingo a renderne pubblica una parte. So di rischiare la vita in questo modo, ma le informazioni che ho trovato sono così succulente che non posso tenerle solo per me. Allacciatevi le cinture di sicurezza e iniziate a leggere.
Numerosi dispacci diretti alla Casa Bianca arrivano dall’ambasciatore statunitense a Hogwarts. In tali documenti ci sono relazioni dettagliate sul preside della scuola di magia e stregoneria Severus Snape, con considerazioni scottanti: Snape è infatti descritto come una figura carismatica e popolare, ma il cui prestigio è in fase di rapido declino a causa dei numerosi articoli (molti leggibili in questo archivio) che gli attribuiscono relazioni sessuali con numerose studentesse del primo anno (pare che abbia una sorta di ossessione feticistica per le ragazze che occhi dal colore cangiante), ma anche rapporti omosessuali con alcuni degli studenti più noti di Hogwarts – in particolare le voci insistono su Draco Malfoy – con colleghi come Albus Dumbledore, di cui alcuni dispacci risalenti al tempo della presidenza Bush sottolineano la chiacchierata omosessualità, e anche con altre celebrità del mondo magico, come tale Lord Voldemort.
Un file è intitolato who_killed_laura_palmer.doc, ma se provo ad aprirlo mi dà errore di lettura.
Un documento riservato della Goldman Sachs rivela che la banca ha rischiato di collassare a causa dei cospicui investimenti in mutui subprime ad altissimo rischio, talmente elevati che il piano di soccorso approntato da Barack Obama era in grado di coprirli solo in parte. La banca è stata salvata grazie ai capitali di un miliardario di origine scozzese, Scrooge McDuck, che in cambio del salvataggio ha praticamente imposto all’amministrazione Obama di rinnegare la propria politica di aumento delle tasse per i ricchi.
Dei laboratori militari americani situati in località isolate della Death Valley hanno rischiato la catastrofe genetica durante degli esperimenti in cui cercavano di combinare il dna di cavie umane, sanguisughe e lucciole. Ne è risultata la nascita di orride figure, descritte nel report come “sorta di vampiri che brillano al sole”. I responsabili dell’esperimento li hanno soppressi tutti, ma alcuni sono riusciti a fuggire, seminando disgusto e raccapriccio presso ampie fasce della popolazione globale.
Sempre in tema di catastrofi sventate, un file .jpg riporta la scansione di un ordine spedito da George W. Bush ai comandanti dell’esercito statunitense, per fortuna disatteso. “L’ambasciatore italiano mi ha regalato una versione tradotta di una sorta di canzone italiana antica, chiamata Divina Commedia” scrive Bush “e dopo aver letto il primo capitolo dell’Inferno sono svenuto per la fatica, e nel vuoto dei sensi Gesù mi ha parlato e mi ha detto ‘George, quell’inferno lì descritto è sotto Gerusalemme, gettaci una bomba atomica così distruggerai definitivamente il male’.” Pare che sia stata Condoleeza Rice a spiegare al presidente Bush il significato di allegoria, impresa al termine della quale ha rinunciato definitivamente all’idea di continuare la vita politica.
Come anticipato da Assange, ci sono anche documenti riguardanti gli Ufo. In particolare un dossier del governo giapponese che rivela che la stragrande maggioranza degli attacchi alieni contro il nostro pianeta ha avuto come obiettivo Tokyo e zone limitrofe, e che per rispondere a queste minacce il Giappone ha sviluppato una formidabile tecnologia per la produzione di robot volanti da combattimento.
Vi basta come antipasto? Purtroppo, in chiusura devo rivelarvi una notizia deludente: ci sono centinaia di migliaia di file riguardanti governi, banche, multinazionali, organizzazioni non governative, ma nemmeno una parola sulla Dharma Corporation. Quindi nemmeno tramite Wikileaks possiamo sapere cosa sia quella dannata Isola.
Una faccia, un destino
Tra i miei manga preferiti ce n’è uno ambientato nel mondo scolastico, Great Teacher Onizuka (più noto come GTO), pubblicato tra il 1997 e il 2002. Ho iniziato a leggerlo alcuni anni fa, e pazientemente sto comprando i 25 volumetti, purtroppo difficili da trovare in blocco. Nel frattempo, come mio solito, leggo le scan in inglese su internet finché non riesco a ultimare l’edizione italiana, perché non è che posso aspettare due anni per sapere come va a finire.
Questo per dire che quando ieri ho letto il capitolo 195 e ho visto questa immagine, non ci volevo credere:

L'originale giapponese del 2002...
Qultura un tanto al chilo

- Voglio andare a vedere La traviata.
- Mettiti una mascherina ché ha la tubercolosi.
Questione di target
La verità è che al giorno d’oggi la gente ama la cattiveria. Non lo ammettono ma son tutti là, tv del dolore, casi umani, horror e contro horror. Tutti, in una maniera o nell’altra, che si appassionano alle scene più macabre, che si eccitano con la sofferenza. Per questo quando il mio amico titolare di una piccola libreria massacrata dalla Feltrinelli costruita a due metri di distanza è venuto da me a lamentarsi, io gli ho suggerito questo slogan:
Stiamo morendo. Prolungate la nostra agonia.
Domani chiude per fallimento. La Feltrinelli di fianco.
Politica horror
I manifesti elettorali invadenti sono un problema estetico, igienico ed economico per le città, e chi abita al Sud lo sa meglio di altri. Ma oggi, almeno per quanto mi riguarda, si è passato il limite.
Cammino tranquillo, dopo essere uscito dal parrucchiere con i capelli un po’ sfoltiti, quando passo davanti al comitato elettorale di un candidato (non faccio nomi per evitare querele), e la foto dell’uomo mi agghiaccia: calvo, la fronte alta, il volto magro e appuntito, un sorriso che assomiglia di più ad un ghigno. In poche parole, uno scheletro ricoperto di pelle. E sopra il nome di questo non-morto un macabro avvertimento: Mi trovi anche su Facebook.
Ecco, ottimo: ora non potrò più girare sul social network senza il terrore di imbattermi in questa visione orrorifica.
Canto di Natale di Vittorio Feltri
Il messaggio di Napolitano alla famiglia Craxi mi ha aperto gli occhi: basta odio, basta giudizi netti, consideriamo le luci e le ombre! E siccome sino ad oggi sempre di ombre si è parlato, per riequilibrare parliamo di luci e basta! Questo deve essere lo spirito nel ricordare lo statista della cui morte ricorre il decennale.
Per onorare alla mia maniera, e cioè scrivendo, il decennale, oggi vi delizierò con un racconto garantista, antigiustizialista e rigorosamente filo-craxiano: ecco a voi il Canto di Natale di Vittorio Feltri!
Paaaaaaaaaaaaaaausa Praaaaaaaaaanzo (ridistribuita lungo lo spazio del titolo)
Non sono pregiudizialmente contrario alla proposta di Rotondi (di base, sono pregiudizialmente contrario a così poche cose che Bersani potrebbe nominarmi suo vice, nel PD), però mi chiedo cosa intenda quando dice che la pausa pranzo va ridistribuita. Cioè, le sue parole testuali sono “distribuita meglio”, ma il concetto non cambia. Bisogna ammettere che suona bene: è la prima volta che un governo di destra parla di ridistribuire; certo, se la ridistribuzione riguardasse la ricchezza sarebbe meglio, ma nel frattempo iniziamo dagli orari.
Poniamo che la pausa pranzo duri mezzora, dalle 13:30 alle 14:00. La possiamo distribuire meglio?
Proviamo: iniziamo dall’antipasto, che già dal nome si capisce che va prima, quindi facciamolo di cinque minuti alle 11:00. Qua però si pone un problema di natura locale: al nord l’antipasto funge da introduzione alle portate principali, ma in molte zone del sud è composto da assaggi di così tanti piatti che di fatto quando uno lo finisce è già sazio. Allora al sud deve durare un po’ di più, magari dieci minuti, e iniziare prima, diciamo alle 10:30 (questo sperando che nel frattempo il ministro Calderoli non proponga gabbie alimentari).
Passiamo ai primi, che occuperanno dieci minuti, a partire dalle 14:00, e non dovrebbero esserci ostacoli di sorta. I problemi sorgono invece con i secondi: se sono leggeri (verdure, carni bianche), si possono ben fare sul tardi, verso le 18:00, ma se sono pesanti (carni rosse, formaggi) occorrerà anticiparli, per dare alla digestione il tempo di fare il suo corso. Poco prima di lasciare il lavoro per tornare a casa, infine, due minuti di dessert chiuderanno la pausa pranzo ridistribuita.
Perché fermarsi alla distribuzione temporale, però? La pausa pranzo potrebbe essere ridistribuita anche nello spazio: antipasto nel corridoio, primo in ufficio, secondo nel garage, dessert nei bagni (quindi, i menù aziendali dovranno evitare accuratamente i maron glacé per evitare spiacevoli qui pro quo).


