Il fanciullino

Dentro di noi c’è un fanciullino, come dice Pascoli. In ognuno di noi, nessuno escluso.
Quello che cambia da persona a persona sono i tempi di digestione del suddetto fanciullino.
Ci sono persone che ancora non han compiuto i 18 anni e già lo hanno digerito e defecato, per dire. Ad altri invece resta lì sullo stomaco sino alla vecchiaia, alla morte a volte.
Il mio è sempre lì che cerca di risalire in gola per uscire tramite vomito, e a forza di ricacciarlo giù mi sta corrodendo il cavo orale.
(la metafora pascoliana ha molte potenzialità, devo dire)
Maicol

Maicol: Voglio che tu mi dica la verità.
Skeight: D’accordo. In realtà non hai fatto bella impressione al colloquio di lavoro, ma sei stato assunto solo perché il direttore aveva un debito di gioco con tuo padre. In ufficio tutti lo sanno, tranne te, e sanno anche che è dalle scuole materne che vai avanti solo grazie alle raccomandazioni paterne, per cui fanno solo finta di assecondarti ma non eseguono nessuno dei tuoi ordini. La tua ragazza ti tradisce con il tuo migliore amico; e a proposito di amici, nessuno di quelli che si definiscono tali in realtà ci tiene a te, ma ti frequentano solo perché paghi sempre per tutti. Ah, e tutti pensano che Maicol sia un nome del cazzo.
Maicol: … veramente intendevo di dirmi la verità se ti sembro vestito bene per la festa di stasera oppure no.
Skeight: Ah, scusa allora. Ma dopo quanto ti ho detto, sei ancora convinto di voler andare alla festa?
Maicol: No, direi di no…
Skeight: Ottimo, nemmeno io voglio andarci! Vedi che non tutto il male vien per nuocere?
Allegria di naufragi
Cerco di andare regolarmente in piscina. Faccio esercizio fisico, mi rinfresco, faccio docce gratis, che si può volere di più?
Il problema con le piscine aperte al pubblico è che quasi mai riservano tutte le corsie al nuoto libero. Da quel che ho capito, la maggior parte delle entrate proviene dai corsi, dal nuoto per bambini all’acquabike per le casalinghe disperate, e quindi, se si eccettua il fine settimana, di solito solo due o tre corsie sono destinate a chi vuole nuotare per i fatti suoi. Queste corsie sono a loro volta divise tra quelle per il nuoto lento e quelle con il nuoto veloce, e a volte (quando ce ne sono almeno tre) anche per il nuoto intermedio, che per me è una manna. Ma quando quest’ultima non c’è, emergono problemi.
Io appartengo a quella categoria di nuotatori che, pur avendo ormai un po’ di esperienza, non sono in grado di raggiungere velocità elevatissime. Nella corsia per il nuoto libero veloce, invece, abbondano quelli che senza essere professionisti sono comunque molto allenati, e fanno sessanta vasche nel tempo in cui io ne faccio trenta. È chiaro che quando un medio-lento è in corsia con un veloce, il rischio di intralciarsi a vicenda è forte: se si è solo in due ci si può organizzare, ma basta già che i veloci siano più di uno e allora la faccenda si complica. I veloci sono spesso irritati dalla presenza dei medio-lenti che fan perdere loro il ritmo, però non possono certo cacciarli, del resto stiamo parlando di nuoto libero. Ciò non vuol dire che non abbiano il modo di esprimere la loro irritazione, ad esempio speronando incidentalmente i medio-lenti, o falciandoli, sempre per caso, con bracciate assassine; dopo due o tre di questi colpi, il medio-lento capisce che è il caso di lasciar perdere e rifugiarsi nella corsia del nuoto libero lento.
Qual è il problema? È che troppo spesso la corsia per i lenti sembra la corsia degli impediti. Essa, infatti, è la corsia residuale in cui si affollano tutti i non veloci, compresi quei nuotatori la cui presenza in piscina sembra orientata esclusivamente a dare fastidio a chi vuole nuotare per davvero. Segue una breve tipologia degli esemplari più fastidiosi:
1) Il pigro. Perché il nuoto abbia qualche effetto bisogna cercare di tenere un buon ritmo, di fare serie abbastanza lunghe, da quattro o sei vasche se non di più, e tra una serie e l’altra fare pause non eccessive, sotto al minuto. Invece il pigro arriva, se va bene, a fare due vasche di fila, dopo le quali rimane fermo anche cinque minuti a riprendere il fiato a bordo vasca. Se va male, inizia a fare una vasca, poi arrivato più o meno a metà si ferma; se si tocca, può terminare la vasca camminando, altrimenti si regge ai cordoni o ai bordi, ma l’effetto è comunque quello di rallentare tutti quelli che lo seguono.
2) L’incompetente. Temibilissimo: può sembrare un semplice dilettante, ma i dilettanti prima o poi imparano, lui no. Si tratta di un nuotatore che ignora le più elementari regole del nuoto in piscina, ad esempio il fatto che in corsia si tiene la destra. Invece l’incompetente a volte nuota controsenso, altre volte direttamente al centro della corsia, quando inizia una vasca prima non controlla se ci sono altri che stanno per partire. Anche dopo gli inevitabili incidenti, non cambia atteggiamento. La conseguenza è che dove c’è un incompetente il numero di scontri, collisioni e blocchi del movimento è paragonabile a quello della Salerno – Reggio Calabria.
3) Il trippone. Non si tratta semplicemente di una persona grassa: ci sono individui grassi che in acqua dimostrano un’agilità notevole e non danno fastidio a nessuno. Il trippone solitamente è una persona che, dopo aver passato tutta la vita a fregarsene allegramente della linea e dello sport, a un certo punto, o perché glie l’ha detto il medico, o su insistenza del coniuge, decide di darsi al nuoto. Così entra in acqua, occupa più di metà corsia, nuota lentissimo, spesso non riuscendo a tenere le gambe a pelo d’acqua, e tende a riassumere in sé tutti i difetti del pigro e dell’incompetente. Gli altri nuotatori lo sopportano con pazienza pensando che un po’ di moto gli farà bene; poi, dopo essersi asciugati, escono dallo spogliatoio, vedono il suddetto trippone vicino al distributore automatico della piscina che mangia patatine vanificando qualsiasi effetto dell’attività sportiva, e lo mandano silenziosamente a cagare.
4) La comitiva. I peggiori: sono gruppi di amici che amano chiacchierare. Solo che, invece di farlo gratis in qualche giardino pubblico, preferiscono farlo in acqua dopo aver pagato il biglietto di entrata. Almeno lo facessero nella vasca piccola: invece si piazzano nella corsia del nuoto libero lento, di tanto in tanto fanno qualche vasca, e per il resto del tempo occupano completamente uno dei due estremi della corsia, ostacolando gli altri nuotatori.
5) La famiglia. Sottospecie della comitiva, più diffusa nei weekend: trattasi di genitore (a volte entrambi) che porta i figli piccoli a nuotare, con grande entusiasmo di questi ultimi. Il problema è che, mentre il genitore pensa “i bambini imparano a nuotare e fanno esercizio”, i figli pensano “facciamo casino in acqua”, e quando, una volta sul luogo, i due punti di vista emergono e entrano in conflitto, quasi sempre vincono i figli, con grande scoramento del padre e incazzatura degli altri nuotatori che devono evitare delle piccole pesti a piede libero.
Questi i tipi principali. A volte si fondono insieme, eventualità particolarmente grave nel caso di una famiglia di tripponi. Di fronte a un simile quadro, cosa possono fare i poveri medio-lenti desiderosi di nuotare?
Il mio consiglio è: armatevi di pazienza, resistenza alle provocazioni e notevole faccia di bronzo, e andate a nuotare nella corsia veloce. Non risolvete il problema, ma almeno sarete scocciatori invece di scocciati, che è già qualcosa.
Una copisteria è per sempre
Eravamo rimasti d’accordo che le fotocopie del contratto della casa le avrei fatte io.
Stamattina esco e vado alla mail boxes sotto casa per stamparle, ma sulla porta campeggia il cartello “Causa problemi tecnici oggi non possiamo fare fotocopie”.
Una cosa deve essere chiara: Pavia non è Bologna. Non ci sono così tante pizzerie con consegna a domicilio, non ci sono così tanti cinema, non ci sono così tanti internet point, e non ci sono così tante copisterie.
Inizio a camminare verso il centro. Vedo un tabacchino, entro e chiedo se fanno fotocopie. No, rispondono, ma poco più avanti c’è una cartoleria dove le fanno, vada là.
Continuo a camminare, raggiungo la suddetta cartoleria. È tutta illuminata, il cartello degli orari dice che a quell’ora è aperta, ma la porta è chiusa a chiave, provo a bussare ma da dentro nessuno si fa vivo.
Riprendo a camminare, e cammino cammino cammino sino a che ormai arrivo in zona universitaria, ed ecco finalmente la copisteria di fianco all’università, con tutte le sue belle tesi in vetrina. Problema risolto.
Entro, mi accolgono con questa informazione: “Spiacenti, oggi non facciamo fotocopie, abbiamo troppe tesi da rilegare”.
C’è un certo senso di irrealtà, non so se lo avete mai sperimentato. Comunque, stringo i denti e ricordo che nella via di lato all’università c’è un’altra cartoleria, bella grande, andiamo là. La trovo, ma basta avvicinarsi due passi per leggere l’avvertimento a caratteri cubitali “Qui non facciamo fotocopie”.
Con le ultime forze rimaste, torno indietro, e mi avvedo che c’è una copisteria proprio di fronte all’ingresso dell’università, vedi che vuol dire non avere una memoria fotografica.
Entro, e c’è una gran fila – e vorrei ben vedere, vista la carenza d’offerta… Mentre aspetto il mio turno, mi guardo un po’ intorno; come in molti negozi di questo tipo, le pareti sono ricoperte da articoli, immagini e vignette fotocopiate in loco, utile e dilettevole. Peccato che, osservando le vignette, si intuisce che il negoziante ha, per usare un eufemismo, simpatie leghiste poco nascoste. E proprio lui devo pagare! Ma finalmente ho le tanto sospirate fotocopie del contratto.
Mentre pago, sento il cellulare che vibra. Esco dal negozio e vedo che la chiamata persa è del padrone di casa. Lo richiamo.
“Ciao, Angelo, alla fine ho fatto io le fotocopie del contratto, quando ci possiamo vedere per firmare e tutto?”
Certe mattinate servono a dare nuovi significati al concetto di inutilità.
Dalla poesia alla prosa sono cinquanta metri circa
Con un gelato di Gianni (Due Torri e Cioccolato) ancora fresco sullo stomaco, sono andato alla Feltrinelli International e ho scroccato letto Racconti di guerra di Will Eisner. Poi sono andato ad un internet point e ho letto le ultime notizie italiane.
Non so, l’effetto complessivo del passaggio è tristezza malinconica.
La Cacorealtà
Metti in ordine i tuoi libri e ritrovi Il secondo diario minimo di Umberto Eco. Lo sfogli un po’ e ritrovi la sezione della Cacopedia, e ti soffermi sul Progetto per una facoltà di irrilevanza comparata. Sghignazzi un po’ sui nomi delle materie, in particolare su quelle del Dipartimento di Ossimorica (“Istituzioni di rivoluzione”, “Oceanografia tibetana”, “Statica eraclitea”, ecc.). Pensi che quella combriccola di folli aveva proprio una bella fantasia.
Poi esci di casa per andare a sbrigare delle commissioni, e lungo la strada vedi una pubblicità universitaria:

Qual era la definizione di Cacopedia data da Umberto Eco? “La pratica di quelle soluzioni che, se uno non si affretta a immaginarle per malvagità e malizia, saranno ben presto immaginate da qualcuno, e sul serio e senza malizia”. Ecco, appunto.
Gente di rispetto
È una regola saggia evitare di giudicare quelli più sfortunati di noi – anche se “sfortunato” è già un giudizio di valore, ma se mi lancio in questo discorso non se ne esce più – però a volte si può fare un’eccezione.
L’altro giorno, ad esempio, ero in stazione a Bologna e mi si avvicina il classico giovine che vuole qualche spicciolo “per fare il biglietto”. La sua scusa è stata: “Senti, sono stato appena picchiato da degli zingari che mi hanno rubato il portafoglio, mi aiuti a rifare il biglietto?”
Ora, a parte che la scusa è assurda per motivi ovvi, ma che comunque elencherò – se ti derubano la prima cosa da fare è denunciare, non pensare al biglietto; gli zingari ti possono picchiare ad un incrocio, non alla stazione di Bologna che è piena di polizia; eccetera – e quindi mi reputi abbastanza stupido da cascarci, e pertanto non meriti il mio aiuto; comunque, hai scelto proprio la persona sbagliata per sfruttare un luogo comune sui rom; antirazzismo a parte, se sei un emarginato che ha bisogno di mendicare i soldi con motivi fasulli per bere o altro puoi anche chiedere rispetto il tuo status non conformato, ma non hai il diritto di prendertela con altri emarginati, come appunto i rom e i sinti. Quindi pussa via; ma se proprio vuoi insistere con la tua storiella razzista sugli zingari che ti hanno picchiato, cerca di renderla credibile procurandoti delle lesioni in volto – no, i tuoi abbondanti brufoli non contano. Se vuoi, posso darti una mano io… Non garantisco risultati perché non ho esperienza di picchiatore, ma sono convinto che esercitandomi su di te imparerò in fretta.
Non ho detto tutto questo al giovinastro nel sottopassaggio, il mio treno stava per arrivare e mi sono limitato al sempreverde “Non ho spiccioli”. Però l’ho scritto per voi, così, se doveste incontrarlo, avrete già un bel discorsetto da fargli.
Where’s your god now?
Come coda del recente viaggio in Norvegia, siamo stati a Tallinn. Solo in questa circostanza ho scoperto che Skype è un’azienda estone, per dire che anche là sono più avanti con internet rispetto a noi. Per dire, c’erano connessione wifi (spesso libere) in quasi tutti i locali e i negozi.
A pensarci bene, gli unici posti dove proprio non si trovava nessuna rete disponibile erano le chiese. Questo giusto per dire che poi tanto onnipotente non è…
La civiltà sta nelle piccole cose
Sono tornato l’altro ieri in Italia da una settimana ad Oslo (con appendice a Tallinn), e a parte lo shock da prezzi devo dire che la città mi è rimasta nel cuore. Non so se la capitale sia un parametro valido per valutare tutta la nazione, ma per quanto ho visto quelli che dicono la Norvegia è più civile dell’Italia hanno ragione. Ecco i miei Dieci Motivi Per Cui Oslo È Più Civile Dell’Italia:
- Ci sono più Burger King che McDonald’s.
- Trovi moltissimi libri in inglese anche nelle librerie normali, senza dover cercare le “*** International”.
- La quasi totalità delle donne indossa minigonne e shorts senza che ciò comporti giudizi sommari da parte dei ragazzi circostanti.
- Gli istituti di ricerca riservano ai propri dipendenti, anche quelli che si fermeranno pochi mesi, uffici che in certe università italiane ospiterebbero tre docenti universitari.
- Il wireless è pressoché ovunque: alberghi, ristoranti, negozi… il che fa anche aumentare la convenienza economica di avere un iPhone.
- Sempre per restare in tema internet, le tastiere delle postazioni gratuite nell’aeroporto hanno i tasti “:-)” e “:-(”. E quando l’ho visto la mia faccia era *_*
- Gli hamburger di renna (anche se le salsicce di alce e orso dell’Olde Hansa a Tallinn li battono).
- L’inverno sarà anche scuro e triste, ma a giugno la notte è così chiara da compensare sei mesi di oscurità.
- È molto più facile che in Italia trovare, nei negozi etnici, le confezioni maxi della salsa per il kebab.
- “Non fare tardi, mi raccomando” – “Tranquilla, mamma, torno prima del tramonto!”
Bugiardi e avari di sé
Comprare un libro che parla delle persone più diverse da te, e trovare la tua descrizione impietosa è un’esperienza che ti può lasciare smarrito e impaurito.
Mi è appena successo con Bea vita! Crudo Nordest di Romolo Bugaro (Laterza 2010, collana Contromano). L’avevo comprato sperando di immergermi in una descrizione vivida di quell’area di Italia che mi è del tutto aliena, ed in effetti c’è anche quello, ma l’introduzione e il capitolo finale, con le loro riflessioni devastanti sui non-insediati, senza la facile retorica del “fuori dal coro”, mi hanno scavato dentro come nemmeno uno psicologo.
Ci devo riflettere su.

